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<title>Rss Feed photoandphoto.com</title>
<description>new feed from photoandphoto.com</description>
<language>English</language><item><title>Japanese Postwar Photography Carolina Nitsch</title><description>For a language to come
Provoking Change in Japanese Postwar Photography
Carolina Nitsch
534 West 22nd Street
New York
Fino all’8 novembre 2008
&lt;br&gt;
A Collection of over 35 Seminal Photography Books by Nobuyoshi Araki, Masahiso Fukase, Eikoh Hosoe, Yasuhiro Ishimoto, Kenji Kanesaka, Kikuji Kawada, Keizo Kitajima, Seiji Kurata, Daido Moriyama, Takuma Nakahira, Yutaka Takanashi, Shomei Tomatsu, Hiroshi Sugimoto and others&quot;.
La Galleria Carolina Nitsch presenta una mostra dedicata alla fotografia giapponese del secondo dopoguerra: FOR A LANGUAGE TO COME - Provoking Change in Japanese Postwar Photography. La mostra è dedicata ai grandi fotografi giapponesi del dopoguerra e in particolare alle rare edizioni originali di 35 libri fotografici, stampati a partire dagli anni Cinquanta fino ai primi anni Novanta del secolo scorso. Vi sono inoltre articoli selezionati dai media (riviste, ecc.) presentati pagina per pagina. In nessun altro paese del mondo i fotografi hanno creato un così grande numero di pubblicazioni, e molti fotografi giapponesi continuano ancor oggi a preferire il libro come formula ottimale di presentazione dei loro progetti. Molti dei fotografi presenti in questa mostra hanno costituito l’avanguardia della rivoluzione culturale giapponese del dopoguerra. La rivista Provoke (1968-69), iconoclasta quanto fondamentale per le radicali istanze di rinnovamento nell’estetica del tempo, occupa una posizione centrale in questo panorama. La sua poetica mirava a scardinare le certezze troppo passivamente accettate e a suscitare invece un dibattito vitalissimo, grazie a immagini provocatorie e innovative.
Il libro fotografico Someday, Somewhere (1958) di Yasuhiro Ishimoto (il maggior fotografo del dopoguerra in Giappone) rappresenta quasi una scoperta, con la sua duplice tendenza all’astrazione e al formalismo, tipica dell’era Callahan-Siskind, e con la sua elegante austerità. Il famoso libro Nagasaki - 11 02 (1966) di Shomei Tomatsu, è uno dei contributi più alti generati da un avvenimento drammaticamente significativo quanto traumatico per il Giappone moderno, e rappresenta anche un notevole passo avanti nella ricerca fotografica di quegli anni. Il libro presenta, come è noto, dei close-ups di oggetti scampati all’esplosione nucleare, come ad esempio un orologio bloccato sulle 11.02 di quel giorno, o una bottiglia fusa dal calore della bomba.
Altri libri fondamentali dei primi Sessanta sono Killed by Roses di Eikoh Hosei (1963, in seguito ripubblicato col titolo Ordeal by Roses nel 1971), e The Map di Kikuzi Kawada (1965). Progettati dai noti designers Sugiura e Yokoo, rappresentano, il primo, il frutto inquietante della collaborazione fra Hosoe e il notissimo scrittore Yukio Mishima; il secondo è uno dei massimi esempi di libro-oggetto, che combina il design raffinato dell’edizione con fotografie estremamente provocatorie, che costituiscono una riflessione sugli avvenimenti del momento ed in particolare sui cambiamenti del costume giapponese di quegli anni &amp;emdash;ad esempio il rapporto che si stabilisce fra la cultura tradizionale giapponese e quella occidentale portata dagli americani, che governarono il paese dal 1945 al 1952, e occuparono Okinawa fino al 1972.
Bye bye Photography di Daido Moriyama (1972) è il documento più radicale dell’epoca di Provoke e, come hanno dichiarato Martin Parr e Garry Badger è “il photobook più estremo mai pubblicato”. Moriyama spinge sia le sequenze sia la fotografia stessa ai limiti della leggibilità, con la sua brillante e personalissima imagerie. Anche Takuma Nakahira, il teorico più influente del gruppo di Provoke, amico di Moriyama, di cui condivideva il punto di vista estremamente intuitivo ed esistenzialista, rivela in For A Language to Come (1970), un tipo fotografia volutamente “cattiva” che ben definisce gli intenti dell’intero gruppo.
Fra gli altri movimenti e pubblicazioni rappresentative del dopoguerra giapponese si potrebbe citare VIVO (un gruppo fondato da Hosoe, Kawada, Tomatsu e altri nel 1959, e più tardi Geribara 5 (1971-72), che produsse Toilet di Yoshio Takase’s, e Young Ladies in Bathing Suits un libro di giovani fotografi con un inedito Araki, che condivideva con loro una simpatia per le istanze concettuali, e una medesima propensione all’ironia.
Keizo Kitajima esordì nel 1980 &amp;emdash; in una galleria fondata in quello stesso anno da Moriyama &amp;emdash; col suo progetto Tokyo. Un altro periodico estremamente importante fu invece Workshop (1974-76, 8 vol.), che originò anche una scuola di fotografia in cui insegnarono Tomatsu, Moriyama, Hosoe, Fukasa, Araki ed altri.
Ravens di Masahisa Fukase (1986) , che combina accenti personalissimi con immagini altamente metaforiche, è riconosciuto come il primo capolavoro dell’epoca che segue Provoke. L’era after-Provoke è di fatto dominata dal prolifico Nobuyoshi Araki, che nonostante le critiche avverse resta, con le sue 300 pubblicazioni, una delle voci più potenti del Giappone contemporaneo. A Sentimental Journey (stampato a sue spese nel 1971), nonostante sia il suo primo libro, è ancor oggi considerato fra i suoi migliori; mentre Tokyo Lucky Hole (1983-85), resta il più noto, ma anche il più controverso. All’opposto dell’ottica di Araki, generosamente pronta a catturare in qualsiasi modo le immagini della Tokyo più decadente ed equivoca, Hiroshi Sugimoto presenta una visione precisa, elegante e austera e si contrappone validamente alla fama internazionale del suo rivale. Sugimoto procede creando serie di lavori concepite ed eseguite con grande acribia; e i suoi libri con un design estremamente accurato sembrano confrontarsi coi libri di Hosoe degli anni Sessanta e con tutta la tradizione giapponese in genere. Nei paesaggi marini di Time Exposed(1991) Sugimoto registra una scena primordiale rimasta immutata dal momento in cui l’uomo apparve sulla terra. In Sea of Buddha (1997), in cui descrive le 1000 statue dei bodhisattva di Kyoto, cerca invece di combinare modernità e tradizione. Queste pubblicazioni, insieme a Theatres (2000), riflettono una visione netta ed una consistenza concettuale che pongono i libri del fotografo fra i più belli mai stampati.</description></item><item><title>The Art Museum of the Americas</title><description>The Art Museum of the Americas
The Disappeared
Washington D.C.
Fino al 18 gennaio 2009
&lt;br&gt;
Il verbo sparire ha assunto un nuovo significato durante la dittatura militare in Latino America. Sparire era infatti diventato un verbo transitivo che indicava quelle persone considerate una minaccia per lo Stato, e che per questa ragione venivano rapite, torturate e uccise dai militari.
La mostra Disappeared (Desaparecidos) riunisce i lavori di una trentina di artisti e di Luis Gonzáles Palma un’altra trentina di loro collaboratori in America Latina che negli ultimi trent’anni hanno lavorato su questo tema e sul problema dei diritti umani. Sono artisti provenienti da diversi paesi (Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Guatemala, Uruguay, Venezuela) e molti di loro hanno vissuto in prima persona il dramma delle dittature militari nei loro paesi d’origine, a cavallo della metà del secolo scorso. Alcuni hanno parenti desaparecidos, altri sono stati esiliati. Altri hanno vissuto in paesi tormentati da guerre civili senza fine, dalla droga o dalla guerriglia. Gli artisti partecipanti sono: Marcelo Brodsky (Argentina), Luis Camnitzer (Uruguay, vive a New York), Arturo Dulcos (Chile), Juan Manuel Echavarría (Colombia), Antonio Frasconi (Uruguay, vive a New York), Nicolas Guagnini (Argentina, vive a New York), Sara Maneiro (Venezuela), Cildo Meireles (Brazil), Oscar Muñoz (Colombia), Iván Navarro (Chile, vive a New York), (Guatemala, vive in Argentina), Ana Tiscornia (Uruguay, vive a New York) Fernando Traverso (Argentina).
La mostra si avvale anche della collaborazione dei seguenti artisti argentini: Carlos Alonso, Nora Aslán, Mireya Baglietto, Remo Bianchedi, Diana Dowek, Leòn Ferrari, Rosana Fuertes, Carlos Gorriarena, Adolfo Nigro, Luis Felipe Noé, Daniel Ontiveros, Juan Carlos Romero, and Marcia Schvartz.
Desaparecidos è una mostra itinerante organizzata dal North Dakota Museum of Art e curata dal direttore Laurel Reuter, con un catalogo stampato dall’editrice Charta (Milano e New York), distribuito sia in Europa che negli Stati Uniti. Prima che all’Art Museum of the Americas The Disappeared è stata esposta al Museo del Barrio (New York), e in varie sedi museali dell’America del Sud. L’Art Museum of the Americas ospitando questa mostra tematica sui diritti umani, si pone in stretto contatto con un’altra organizzazione similare: l’OAS che ha sempre lavorato contro le violazioni delle libertà personali nell’emisfero occidentale. Le sue origini datano al 1948, quando fu adottata a Bogotà (Colombia) la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, dopo un centinaio di sessioni dell’Inter-American Commission of Human Rights, a Washington e all’estero. Nel 1994 l’Assemblea Generale dell’OAS ha adottato la Convenzione Inter-Americana sulle Sparizioni forzate di persone per motivi politici: tutti i membri dell’OAS nei vari paesi hanno concordato che questo tipo di rapimento e di assassinio non possa essere giustificato, permesso o tollerato per nessun motivo, e che tutti i Paesi membri collaboreranno strettamente per punire i colpevoli di tali crimini. La IACHR continua a tenere sotto stretta osservazione la situazione dei Diritti Umani, organizzando visite ai paesi interessati per investigare caso per caso sulla base delle petizioni individuali, raccomandando misure che consentano la protezione di tali diritti, e presentando infine i vari casi alla Corte Inter-Americana.
Luis Camnitzer ha lasciato l’Uruguay nei primi anni 60. Vent’anni dopo riceveva notizie tragiche e allarmanti di compagni di gioventù rapiti, torturati e scomparsi per sempre. Per protesta ed in segno di solidarietà completò una serie di 35 incisioni sul tema della tortura nel suo paese.
Marcelo Brodsky è ritornato in Argentina dopo anni passati in Spagna. Ha cercato di rintracciare gli amici di un tempo. Questa ricerca è stata testimoniata dal lavoro Good Memory, una fotografia dei suoi compagni di scuola sulla quale ha scritto cosa è successo a molti di loro.
Il Colombiano Juan Manuel Echavarría ha interrotto la sua carriera di romanziere per diventare fotografo. La sua Installazione NN (No Name) rappresenta il processo di distruzione che accompagna inevitabilmente la violenza contro l’individuo o la società nel suo complesso.
L’artista cileno Ivan Navarro una scala con trenta gradini su cui sono riportati 600 nomi di persone sotto giudizio per aver ucciso i propri compatrioti. 
L’argentino Fernando Traverso ha dipinto 350 biciclette nella sua città natale (Rosario), poichè spesso la prima traccia di un rapimento politico viene indicata dal ritrovamento della bicicletta abbandonata dello scomparso.
La mostra è stata realizzata anche grazie al generoso contributo della Fondazione Otto Bremer, della Andy Warhol Foundation, e della Lannan Foundation.</description></item><item><title>Biennale Internazionale di Fotografia 2008</title><description>In qualche parte del mondo
Biennale Internazionale di Fotografia 2008
Brescia 12 giugno - 14 settembre
&lt;p&gt;
&lt;br&gt;
In qualche parte del mondo  il tema scelto per la terza edizione della biennale di fotografia che si terr a Brescia dal 12 giugno al 14 settembre 2008. Le location scelte comprendo oltre a prestigiosi spazi pubblici ( museo di santa Giulia, piccolo e grande Miglio in castello, Ss. Filippo e Giacomo) spazi privati quali il Museo Ken Damy , lo spazio Clerici per larte contemporanea e numerose gallerie private e spazi alternativi.

Introduzione del curatore Ken Damy
Una indagine a tutto campo su un tema affascinante e difficile allo stesso tempo. Lesclusione della fotografia di reportage, una scelta voluta e sofferta allo stesso tempo, per la vastit delle proposte sul mercato, impone al sottoscritto, e ai numerosi commissari che mi affiancheranno in questa avventura, alcune riflessioni che ritengo fondamentali.
Prima fra tutte la globalizzazione della comunicazione visiva. 
Dagli esordi della fotografia, circa 160 anni fa ai giorni nostri, con linvenzione della televisione e di internet, la visione del mondo  cambiata in maniera radicale. Nel bene e nel male. Nel bene perch il viaggio  democraticamente alla portata di quasi tutti, nel male perch molti viaggiano malamente e in maniera distratta. Dieci giorni otto notti tutto compreso e un paese vasto come gli Stati Uniti o la Cina diventano una mostra o, peggio ancora, un libro che numerose persone in seguito vedono e che per ignoranza fotografica apprezzano: la curiosit  pi forte della qualit.
Un tema che la Biennale di fotografia di Brescia, per il ruolo autoriale (termine da me coniato non presente in dizionario) delle proposte nelle passate edizioni,deve affrontare in maniera del tutto diversa.
Autori storici e autoctoni di paesi lontani a confronto con validi autori contemporanei.
Una visione artistica, privata e, perch no, settoriale ma di grande impatto visivo.
Con pi di mille opere esposte, alcune di grande formato come  in uso tra gli autori contemporanei, lorganizzazione non  semplice ma, a 3 mesi dallinaugurazione posso gi segnalare le mostre che sicuramente potremo vedere dal 12 giugno.
In santa Giulia unampia sezione sar dedicata alla storia della fotografia dell800 con rare immagini allalbumina di citt e luoghi simbolici dei primi viaggiatori fotografi:
cito ad esempio il Cairo, Gerusalemme, Algeri di Lenher &amp; Landrock, di Henry Bechard, diFelix Bonfils, di Antonio Beato ma anche la Cina e il Giappone, con splendide albumine colorate a mano di Felice Beato e della scuola di Fukasawa; lIndia di Francis Frith and Co. E Samuel Bourne; fino a San Francisco, New Orleans e New York di Loeffler e Taber.
La parte storica dedicata a Venezia, citt simbolo di questa edizione della Biennale, con tutti i maggiori fotografi del periodo, sar presentata assieme ad opere di autori contemporanei tra cui Marco Zanta, Jean Janssis, Giovanni Chiaramonte e Maurizio Galimberti nelle grandi sale di ss Filippo e Giacomo, a cura di Mario Trevisan in collaborazione con la galleria Bugno di Venezia che da anni porta avanti un interessante progetto sulla citt pi fotografata del mondo.
Per il giorno dellinaugurazione ci potrebbe essere una gradita ed inedita sorpresa, visto che uno dei maggiori fotografi conosciuto a livello internazionale sta lavorando, tempo permettendo, a questo progetto.
Sempre in santa Giulia verranno presentate 140 piccole albumine, che inizialmente dovevano essere esposte nel salone Vanvitelliano, chiuso per restauri nel periodo della Biennale, del premiato stabilimento Ganzini di Milano: la serie completa dei Costumi delle diverse regioni dItalia raccolti per cura della Commissione Delegata dal Comitato Esecutivo allordinamento della classe 50- gruppo VIII dellEsposizione Industriale Italiana in Milano 1881, come recita pomposamente il cartoncino di presentazione.
140 piccole albumine originali dellepoca che verranno presentate anche in versione audiovisiva, a cura dello studio dierre. In grande formato si potranno gustare i dettagli dei vestiti realizzati appositamente per i manichini originali in seguito fotografati da Ganzini.
In una piccola sezione si potranno vedere in tre D, con 4 apparecchiature depoca, oltre 100 immagini, sempre di fine 800. Una piccola enciclopedia visiva ( ma  stata pubblicata negli Stati Uniti e in Inghilterra come una vera e propria enciclopedia, raccolta in contenitori a forma di libro cartonato ) con il fascino delle immagini tridimensionali: dagli indiani dAmerica agli animali esotici del Brasile e, per restare in tema, anche i pellerossa di Edwar Sheriff Curtis, uno dei primi fotografi di ricerca ntropologica che ha lavorato per lunghi anni con i nativi Americani, avranno il loro spazio adeguato.
Siamo nel 900 e la fotografia  ormai matura anche sotto laspetto tecnico; mai unarte ha avuto cos importanti sviluppi estetici dovuti ad un affinamento della tecnica oltre a nuove scoperte chimico-ottiche.
Tra gli autori storici del 900 il peruano Martin Chambi avr ampio spazio con circa 100 immagini di cui molti vintage print. Fenomeno pressoch unico nel panorama mondiale lindios Chambi ci ha lasciato una raccolta incredibile di immagini della sua citt natale, la straordinaria Cuzco, e del sito archeologico del Macchu Picchu. Non solo indios con i loro riti arcaici ma anche ritratti di una borghesia ricca e opulenta dagli anni 20 agli anni 40.
E ancora un settore ritratti di grande formato con i maharajia indiani interamente dipinti al punto da lasciare molti sospetti sul fatto che siano vere fotografie. Il ritratto contemporaneo ma classico, oserei dire antico nello spessore emotivo, avr un suo spazio in santa Giulia e una installazione nella chiesa di san Zenone con immagini di Luis Gonzales Palma , del sottoscritto (accetto il rischio e le critiche, non sono solo un critico ma un fotografo) e di altri validi autori che sto contattando. Per molti fotografi sar una sorpresa: troppi credono che il ritratto sia unistantanea.
Il ritratto avr anche una introduzione storica con immagini vintage del pi importante ritrattista del mondo: il mitico Nadar (in altra sede da definire), anche in questo caso vista la piccola dimensione ci sar una sezione audiovisiva.
Per chiudere con i contemporanei dir che hanno gi aderito: Gabriele Basilico con Beirut; Simon Norfolk con Kabul e Philippe Chancel con Pyong Yang, la capitale della Corea del Nord. Tutte immagini a colori di grande formato. Il nostro Franco Fontana ci mostrer una selezione del suo lavoro sulla mitica Route 66, la Strada della Beat Generation, simbolo del viaggio anche interiore che rimane uno dei temi dominanti di questa Biennale.
Gli USA avranno una intera grande sala con opere di Jeff Dunas, Mario Vidor, Wim Wenders e altri autori come introduzione al paesaggio desertico non solo americano.
Altri autori saranno presenti ovviamente ma ne riferir quando avr la certezza della loro adesione.
Una nota importante: a tutti i viaggiatori fotografi chiedo di partecipare con le loro immagini sul tema del Deserto: immagini da spedire via internet al ns laboratorio che le stamper tutte nello stesso formato per comporre un grande affresco.
Gli usi e costumi sono cambiati e molto; larchitettura in parte; il deserto  rimasto uguale da migliaia di anni e la fotografia  stata inventata da soli 160 anni.
Internet sar studiato nel suo fenomeno grande fratello con una curiosa mostra dal titolo Big sister. Gli sciamani o gli uomini sacri ritratti da Elisabeth Sunday in varie parti del mondo in b/n di grande formato verranno presentati nello spazio della galleria Reartuno, spazio magico che fu per un lungo periodo lo studio del Moretto uno dei pi famosi pittori bresciani; e la scelta non  casuale.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Programma Generale&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Museo di Santa Giulia
Via Musei 81/b Brescia
&lt;p&gt;
Luci della citt fotografie dellottocento
Nadar e gli altri - ritratti in photoglyptie
Il Giappone di Fukasawa - albumine colorate a mano
Le travail publique in Francia
Il Nord Africa
Gli Stati Uniti
Il Nepal e lIndia
LEuropa
albumine di autori vari
&lt;p&gt;
Esposizione Industriale Italiana 1881b - Premiato stabilimento Ganzini, Milano
albumine con una video installazione
&lt;p&gt;
Tre D - stereoscopie dellottocento 
American West Indiani dAmerica
Edward Sheriff Curtis Jeff Dunas
&lt;p&gt;
Latino America
Martin Chambi - Cuzco , Per: mostra antologica
Juan Manuel Castro Prieto - Viaje al sol, Per
Javier Silva Meinel - Dalle montagne al mare, Per
Mario Cravo Neto - The eternal now, Brasile
&lt;p&gt;
Ritratti dal mondo
Photoservice Delhi - Principi indiani, India
Luis Gonzalez Palma - Maya, Guatemala
Marco Paoluzzo - Nomadi, Etiopia
Phil Borges Io sono - dal mondo con un installazione video di In the American West di Richard Avedon
&lt;p&gt;
Il deserto La strada Il paesaggio
Franco Fontana - Route 66, Usa 
Jeff Dunas - Nebraska Colorado Oregon, Usa 
Mario Vidor - Monumental desert, Usa
Lucien Clergue - Point Lobos, Usa
Prabuddha das Gupta - Ladakh, India
In questa sezione sono invitati tutti i viaggiatori fotografi anche non professionisti a partecipare inviando via email le loro migliori immagini che verranno stampate ed esposte a formare un grande mosaico.
&lt;p&gt;
Mondo Contemporaneo
Gabriele Basilico - Beirut, Libano
Randa Mirza - Beirut, Libano
Simon Norfolk - Kabul, Afganistan 
Philippe Chancel - Pyong Yang, Corea del Nord
&lt;p&gt;
Piccolo Miglio, Castello di Brescia

&lt;p&gt;
Vanessa Beecroft
VB61 DARFUR STILL DEATH! STILL DAF?
VBSS SUDAN PROJECT
&lt;p&gt;
Grande Miglio, Castello di Brescia

&lt;p&gt;
Gian Paolo Tomasi - Mai Reality
&lt;p&gt;
Ss Giacomo e Filippo
Via delle Battaglie 61 Brescia 

&lt;p&gt;
Venezia - Giovanni Chiaramonte, Maurizio Galimberti, Jean Janssis, Marco Zanta, e altri autori dal 1850 al 1980
&lt;p&gt;
Museo Ken Damy
Corsetto SantAgata 22
&lt;p&gt;
Hana Jakrlova - Big sister
&lt;p&gt;
Contemporanea Spazio Clerici per lArte
Corsetto Sant Agata 22 Brescia
&lt;p&gt;
Robert Gligorov - il testimone del tempo
light box , stampe fotografiche - due installazioni
Genius Loci - video
 Cosimo di Leo Ricatto - Brescia
&lt;p&gt;
San Zenone allArco
Vicolo San Zenone 1 Brescia 
&lt;p&gt;
Kmer Portraits : uninstallazione audio visuale di Ken Damy
&lt;p&gt;
ReartunoStudio
Vicolo san Clemente 9 e 6 Brescia
&lt;p&gt;
Elisabeth Sunday - Sciamani
&lt;p&gt;


Attorno alla biennale nelle gallerie private


&lt;p&gt;
Galleria dellIncisione
Via Bezzecca 4 Brescia
&lt;p&gt;
Ferdinando Scianna - Le sonagliere di Benares
Pentti Sammallahti - Aspettare l&#039;immagine
&lt;p&gt;
Galleria delle Battaglie
Via delle Battaglie 69/a Brescia
&lt;p&gt;
Carlo Bevilacqua - Indian Stills

Galleria Massimo Minini
Via Apollonio 68 Brescia
&lt;p&gt;
Attilio Maranzano
Serse - Fotographite - Carlo Scarpa e la tomba Brion
&lt;p&gt;
PaciArteContemporanea
Via C. Cattaneo 20/b Brescia
&lt;p&gt;
Phil Borges - Io sono
&lt;p&gt;
LABA
Contrada del Carmine 5/a Brescia
&lt;p&gt;
Salvatore Falci - Arte e Luogo
&lt;p&gt;
Contrada Soncirotto 1 Brescia
&lt;p&gt;
Paolo Ielli - Fata Morgana


Spazi alternativi



Mangiafuoco ristorante
Via Calzavelia 3/a Brescia

Viaggio in Eritrea, autori vari

Galleria dellufficio Turistico di Iseo
Lungolago G. Marconi Iseo BS 

Viaggio in Marocco, autori vari

</description></item><item><title>Fashion images di Melvin Sokolsky</title><description>Fahey/Klein Gallery
148 N. La Brea Avenue
Los Angeles
Melvin Sokolsky
Fashion images 
fino all11 ottobre 2008 
&lt;p&gt;
&lt;br&gt;
Fahey/Klein Gallery presenta il lavoro del famoso fotografo Melvin Sokolsky. La mostra presenta le sue immagini fashion sia gi molto conosciute sia ancora inedite, e rappresenta una scelta ragionata dellintera opera di questo significativo fotografo. Sono presentate in galleria fotografie scattate nel corso della lunga carriera di Melvin Sokolsky, iniziata nel 1960. Fotografie sia in bianco e nero sia a colori e stampe di grandi dimensioni.
Le fotografie di Melvin Sokolsky sono profondamente visionarie e sfidano le convenzione estetiche della pubblicit e del mondo editoriale. Riflettendo la sua fascinazione per larte surrealista le sue fotografie esplorano e giocano con le relazioni spaziali e di scala, con le proporzioni, con la razionalit e le leggi della fisica. Attraverso luso di mobili sovradimensionati, stanze capovolte, scenari di sogno ed altre invenzioni visuali disorientanti, Sokolsky definisce unestetica della moda creando immagini commerciali, sempre nuove, che mostrano molto di pi degli abiti che devono pubblicizzare. Noncurante del contesto il lavoro di Sokolsky  sempre provocatorio e sorprendente: In realt sono solo interessato alla fotografia come ad uno strumento per esplorare e visualizzare condizioni psicologiche ed emozionali, dichiara il fotografo.
Nel 1959, allet di 21 anni, Melvin Sokolsky entra nello staff di Harpers Bazaar, scelto da Henry Wolf, visionario direttore artistico della Rivista. Nonostante fosse ancora in una fase di formazione Sokolsky, naturalmente ribelle , riusciva a sfidare le convenzioni della fotografia commerciale e del mondo editoriale, di cui faceva parte. Era amico, ma nello stesso tempo in competizione accesa, delle star della fotografia di quel momento, Art Kane e Richard Avedon. Questa tensione contribu in modo determinante alla creazione di quella che consideriamo oggi lepoca doro della fotografia fashion.
Il lavoro che determin il suo successo fu la famosa serie bubble , 1963, in cui modelle impeccabilmente abbigliate fluttuavano nel paesaggio o su sfondi urbani.Per queste immagini mi sono ispirato a Hieronymus Bosch: se guardate il trittico delle delizie vedrete appunto una coppia nuda in una grande bolla. Questimmagine mi era rimasta dentro fin dallinfanzia. 
Da allora  stato premiato con 25 Clio Awards e una nomination per il Directors Guild. Suoi lavori fanno parte di numerose collezioni private in Europa e negli Stati Uniti. Melvin Sokolsky vive attualmente a Los Angeles.
Melvin Sokolsky  uno dei grandi pionieri della creazione dellimmaginario visivo del mondo attuale. Ammirato, premiato, e molto imitato, rimane sicuramente al culmine nella classifica dei grandi interpreti degli anni Settanta. Ora che la sua eredit  pi che riconosciuta a Sokolsky rimangono comunque le risorse di unenergia senza limiti. Si pu intuire che ancora molte pagine si potranno aggiungere alla sua gi ricca biografia.
Presso la Fahey/Klein Gallery si possono trovare copie delledizione limitata della pubblicazione intitolata Archive. Le prime 150 copie saranno disponibili con una stampa originale firmata.

</description></item><item><title>Desiderio fotografico e sessualit fotografata</title><description>Fotomuseum Winterthur
Grzenstrasse 44 + 45
Winterthur- Zurigo
Darkside
Desiderio fotografico e sessualit fotografata
6 settembre - 16 novembre 2008 
&lt;p&gt;
&lt;br&gt;
La fotografia  stata fin dai suoi primordi, uno strumento essenziale per la sessualit e le fantasie erotiche, come documento, elemento di stimolazione, strumento di potere o forma di creazione artistica. La fotografia mostra, blocca e stilizza piacere e passioni, voyeurismo ed autorappresentazione, energia o inibizione sessuale.
Fantasia e desiderio hanno da sempre stretto un patto con la fotografia: le fantasie sessuali hanno bisogno di essere rappresentate, e la fotografia dal canto suo usa la sua possibilit di rappresentare pienamente lerotismo per i propri fini, assumendo unindiscussa capacit di rappresentazione di questo soggetto, e diventando in questo modo unarte e una tecnica di rappresentazione estremamente seduttiva. 
Darkside  dedicata appunto alle immagini di corpi idealizzati, rappresentati al naturale o grotteschi; offre un quadro della sessualit come un momento preciso ed importante dellesistenza; presenta fotografie di pratiche sessuali, di desideri e di fantasmi erotici.
Un capitolo importante  dedicato al Surrealismo, che fece di questo tema uno dei suoi soggetti preferiti, trasferendolo dalla periferia dellimagerie malsana e proibita nel pieno centro del dibattito culturale alto.
La mostra riflette inoltre sul problema della reificazione e feticizzazione della sessualit, comparando anche voyeurismo ed esibizionismo fra loro. Tratta inoltre di temi relativi alla sessualit e al corpo allinterno del contesto del gender, e nello stesso tempo del potere e del mercato.
Al di l di tutto questo, resta sempre il problema dellimmagine che ci creiamo della sessualit, del continuo passaggio fra fantasia e realt nel desiderio sessuale, lungo lintero secolo passato.
La mostra presenta i lavori di ben 150 fotografi, fra cui citiamo almeno Brassa, Bill Brandt, Hans Bellmer, Man Ray, Pierre Molinier, Germaine Krull, Frantizek Drtikol, Claude Cahun, Christer Strmholm, Anders Petersen, Ed van der Elsken, Walter Chappell, Peter Hujar, Robert Mapplethorpe, Andy Warhol, Nan Goldin, Valie Export, Carolee Schneemann, Urs Lthi, Jrgen Klauke, Hannah Villiger, Nobuyoshi Araki, Daido Moriyama, Noritoshi Hirakawa, Arno Nollen, Paul Armand Gette.
</description></item><item><title>Gioco con poco,Il giocare dei bambini nel mondo!</title><description>Il giocare dei bambini nel mondo!
Edsart Exhibitions.&lt;br&gt;
dal 21 maggio al 15 giugno&lt;br&gt;
Villino medioevale di Villa Torlonia, Rome Italy.
&lt;br&gt;
E&#039; un romano di nascita e di formazione e lavora a Milano. Ha viaggiato in tutti i continenti e si occupa a tempo pieno di fotografia nei settori del turismo e della foto naturalistica. Nato nel 1970, laureato in giurisprudenza, studi darte, ha lavorato a New York e a Londra specializzandosi in ritratti d&#039;autore di tipo fotogiornalistico e si  imposto in questo genere su molte riviste americane e inglesi di qualit e, in Italia, sul mensile &quot;Monsieur&quot;. I suoi reportages artistico-paesaggistici sono stati pubblicati dalle riviste specializzate di tutto il mondo nonch sulle pagine del week end del &quot;Wall Street Journal&quot; e, in Italia, dal settimanale &quot;Anna&quot; e dal mensile monografico &quot;Iviaggi del sole&quot;. In occasione dei grandi eventi, come i funerali di Giovanni Paolo II, Enrico De Santis non esita a gettarsi nella mischia collaborando con grandi agenzie giornalistiche internazionali e, in Italia, con l&#039; Ansa e con il Corriere della sera. &quot;le foto sono i riflessi del nostro interno illuminati da un istante di luce&quot;. &lt;br&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.edsart.it/gioco/&quot;&gt; &gt;&gt; visit exhibition preview &lt;/a&gt;</description></item><item><title>FotoGrafia-Romes International Festival</title><description>April 4th  May 25th 2008
Seeing normality. Photography portrays daily life.&lt;br&gt;
From April 4th to May 25th FotoGrafia-Romes International Festival seventh edition, sponsored by the Municipality of Rome and produced by Zoneattive, with artistic direction by Marco Delogu. &lt;br&gt;
The theme chosen for this edition is Seeing normality. Photography portrays daily life which  according to Marco Delogu- is addressed at showing how for all of us photography is the best means for describing everyday life; a thought that also originates in a desire to portray normality in contrast with extraordinary events.
A particularly concentrated Festival with a powerful nucleus at the Palazzo delle Esposizioni, recently reopened to the public, which becomes the heart of FotoGrafia and will host the most important exhibitions , all new productions presented for the first time, as well as a rich programme filled with events, screenings, readings of portfolios, presentations and encounters with the most important representatives of the Italian and international world of art. Another important new entry is the Macello IV at the Mattatoio, managed by Zoneattive, a location already open to experimentation and new forms of expression, whereas the presence of the Museo di Roma in Trastevere confirms the location as a space dedicated to photo-journalism and the National Gallery of Modern Art.&lt;br&gt;
At the Palazzo delle Esposizioni there will be works by a group of young photographers: Paolo Woods with The Chinese Far West  is a journey/reportage following industrial neo-colonialisms great hunt for the eastern tiger in newly conquered African lands;  Leonie Purchas achieves the completion of his work investigating her own family and  Lucia Nimcova, the Slovakian photographer winner of the FotoGrafia Baume &amp; Mercier International Award, presents the work she created precisely thanks to this prize where she investigates and describes the utopian communist system through the history of her hometown, Humenne. We will also see the most recent production by Gabriele Basilico, this year the leading player for the Commissione Roma FotoGrafia alcatel Lucent with work on the River. Basilicos work is linked to the collective exhibition on Rome created by numerous photographers, among them Graciela Iturbide, Tim Davis, David Farrell, Pieter Hugo, Raffaela Mariniello, Milton Gendel, Miguel Rio Branco, Paolo Ventura, Shi Gu Roi, Claudia Jaguribe. 
&lt;br&gt;
Burmas political tragedy is presented at the Museo di Roma in Trastevere by Orith Drori, with BURMA(Between Us Remember Me Always). Daniele Dainelli instead concentrates on his Tokyo, with Tokyo in Eclipse. On the occasion of the 40th anniversary of the creation of the St. Egidio community, the Festival devotes a great deal of room to the communitys activities with reportages by Riccardo Venturi, PRIMERO DIOS !  and Giuliano Matteucci, Abitare Conakry  created in El Salvador and in Conakry Guinea.
&lt;br&gt;
 
At Nattional gallery of Modern Art an important exhibition about photos of David Perlov (with also projections of his more important film at Palazzo delle Esposizioni) and Rossella Bellusci with Passers by At Macello IV at the Mattatoio we discover a cross-section of emerging trends with a big event on April 5th to opening FotoGrafia. For this party will be presented many suggestion uploaded on www.fotografiafestival.it .
&lt;br&gt;


At IILA Gallery the exhibition Da a da. IILA-FotoGrafiaAward with better works presented for the award.

&lt;br&gt;

The project on the Latium territory sponsored by the Latium Region will begin this year with a workshop held by Olivo Barbieri and David Farrell with 12 young photographer will became an exhibition The journey along the Via Francigena at GIL. 
&lt;br&gt;


Patrizio Esposito presents, in Project Room Villa Glori, the photographic work of the leading players in the battle for the Sharawi peoples self-determination, who this photographer has closely followed and supported since 1991.
&lt;br&gt;


The Festivals Circuit has an increasingly rich programme, which thanks to the involvement of art galleries, cultural institutes, Academies and other locations (clubs, schools, bars, bookshops).
&lt;br&gt;


From April 3rd, three opening days with events like Roman Lessons (Martin Parr, Giovanna Calvenzi, Tim Davis), the first FotoGrafia Book Award the presentation of the project for the second edition of the FotoGrafia Baume &amp; Mercier International Award and much more. 

</description></item><item><title>European Culture in the 21st century.</title><description>International co-operation in photography? Of course, nothing could be more self-evident! Even 165 years ago when the photographic procedure was first present in Paris, it was already part of a European network, and it could only triumph because its invetors, promoters and users were free of national narrow-mindedness. Since then the progress achieved in photography has been linked to the principle of exchanging information and experience, to the interplay of learning and teaching, and to the encouragement of creativity. The &quot;Month of Photography&quot; takes up this good tradition: may it be one brick of the House of European Culture in the 21st century.

&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Thomas Friedrich

web site:&lt;a href=&quot;http://www.europeanmonthofphotography.eu/&quot;&gt;http://www.europeanmonthofphotography.eu/</description></item><item><title>Peter Fischli e David Weiss a Milano</title><description>Lantologica di Fischli-Weiss presso Palazzo Litta a Milano  costituita da una selezione di interventi e tecniche particolarmente ricca: fotografie, video, installazioni, sculture. I due autori, Peter Fischli (1952) e David Weiss (1946), zurighesi, lavorano in coppia dal 1979. Lintegrazione del loro lavoro nello spazio dello storico palazzo milanese, uno dei gioielli seicenteschi della citt, non  sempre riuscitissima: i saloni ricchi di specchi, stucchi, pavimenti in graniglia, sono veramente magnifici e forse per questo assai complicati da gestire per un artista contemporaneo. Il lavoro proteico dei due artisti svizzeri acquista tuttavia un risalto molto particolare in questa ambientazione.
Da una parte troviamo cos gli storici Fischli-Weiss di The sausage photographs (1979), di Equilibri - Un pomeriggio tranquillo (1984), e The way things go (1986-87), in cui la fotografia o il video sono usati come strumenti di registrazione di eventi, progettati con lausilio di un curioso e spesso delizioso humor svizzero, e basati in gran parte sullo studio di equilibri instabili. In Equilibri buffe accumulazioni di oggetti disparati rimangono in bilico per miracolo, in un gioco sapiente e divertito. In The way things go la modificazione dellequilibrio di altre accumulazioni di oggetti che crollano rovinosamente, crea una catena di piccole catastrofi controllate. Si tratta di una specie di reazione a catena che richiama anche, al contrario, lantico sogno del moto perpetuo. In queste che credo rimangano ancora oggi le opere maggiori dei due artisti, appare un punto di vista assolutamente singolare sullesistenza ed unesibizione di specifiche abilit degli autori assolutamente uniche.
Dallaltra troviamo le sculture e le installazioni di oggetti dei due artisti svizzeri, a volte egualmente deliziose, a volte forse meno felici nelle loro ambizioni non sempre completamente risolte. A met strada fra questi due estremi toviamo opere come la video-installazione-scultura La retta via (1983) in cui al film girato dai due autori travestiti rispettivamente da topo e da orsetto, sono affiancati i costumi usati nel film posti allinterno di due grandi parallelepipedi di perspex scuro semiopaco. Nel film lo humor dei due autori tocca corde demenziali, in una curiosa prospettiva filosofica (e alpinistica) alla Gilbert and George; lambientazione rimanda invece ad aspetti della scultura-installazione tedesca alla Katharina Fritsch.
Il discorso fotografico prosegue con Un lavoro incompleto (2007), composto da tre tavoli luminosi con 162 pellicole: una sorta di giro del mondo che ci mostra (spesso usando sandwich di immagini) flash banali della quotidianet, mescolati con immagini sorprendenti o inquietanti. Questo mlange affatto particolare di consueto, desueto, sorprendente, angoscioso, affettuoso e kitsch  del resto la formula che permette di avvicinarsi a quasi tutti i loro lavori: dai video con un micio che lecca la sua ciotola (Gattino, 2001), ai coccodrilli che sembrano emergere dal pavimento, fino a Suddenly/This overview (1981-2006), un insieme di 92 piccole sculture di creta fra lo schizzo, il pun, il progetto. Proprio nella loro dimensione minuscola, e nelluso del materiale primitivo impiegato per modellarle (creta cruda) assumono una dimensione virtuale, decisamente mentale e spesso assai spiritosa, che evita alcuni degli equivoci che suscitano le sculture pi grandi. Va forse precisato che alcune serie di oggetti (come le sculture grige) e di foto (come quelle degli aereoporti) avrebbero forse guadagnato in incisivit se presentate in maggior numero.
Per terminare con unulteriore notazione sui new media, va sottolineato il valore quasi ipnotico delle 162 diapositive della serie Fiori (1997-98); e linteressante proposta di Kanalvideo del 1992, in cui si viene inghiottiti altrettanto ipnoticamente in un viaggio virtuale nelle fogne di Zurigo.

</description></item><item><title>Maison Europenne de la Photographie</title><description>fino al 30 aprile 2008
Questa mostra riunisce fotografie, realizzate durante gli ultimi venti anni, di quindici citt:
da Berlino a Bratislava, a Burgos, a Casablanca, a Chicago, Gennevilliers, Lisbona, New York, Ostrowiec, Parigi, Surabaya, Zagabria, Roma, Shanghai, Singapore.
Nel 2008, per la prima volta nellintera storia dellumanit, pi della met della popolazione del mondo, tre miliardi e trecento milioni di persone, sta vivendo in un contesto urbano. Da qui al 2030  stimato che questa cifra si avviciner ai cinque miliardi.
La citt  dunque la posta in gioco pi alta nel futuro dellumanit. Un fenomeno che la fotografia contribuisce a osservare, tradurre in immagini, studiare e comprendere.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;
Larchitetto e la fotografia&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ho seguito gli studi di architettura, dai quali probabilmente deriva la mia attrazione a tradurre gli spazi in immagini e il desiderio di misurarmi con la dimensione monumentale di alcuni esempi di architettura. Il mio sguardo  come se organizzasse, senza essere riduttivo, la complessit dello spazio. () Ho preso in prestito molte scorciatoie. Mi sono immerso profondamente in realt architettoniche come il Louvre o la Bibliothque Nationale, ho percorso il cammino di San Giacomo di Compostela e ho cercato lessenza pi vera del Monte Atos. Ho fatto fotografie ai bordelli di Surabaya, dal pi ricco al pi povero. Mi sono lasciato trascinare dalle acque della Maine, vicino ad Angers, dove lo scorrere della piena mette a rischio il radicarsi degli alberi e interroga il movimento del cielo. Moltiplicando i campi delle mie ricerche e delle mie esperienze, torno tuttavia inesorabilmente alla citt. 
La citt  dunque come la punteggiatura in una ricerca che ha un solo fine : lo spazio e le vite intense che lo fanno esistere. () 
Io affronto la dimensione scenica e simbolica dello spazio pubblico e le tensioni urbane scaturite dallincontro delle masse architettoniche. Il paesaggio urbano diventa quindi una straordinaria scena, un teatro dove ogni giorno si svolge una nuova rappresentazione.
Le mie immagini interrogano la memoria, supportano la storia della citt, della sedimentazione urbana. Qualche cosa che riguarda lassetto e le tracce delle mutazioni  fattivamente presente nel mio lavoro . &lt;
Allopposto che nel fotogiornalismo, le mie fotografie non sono per nulla inscritte nella attualit, ma in qualche modo sono incise in una distanza gi tracciata Lavoro con una . 4x5 e generalmente scelgo la ripresa frontale per affrontare i miei soggetti. Nel mio lavoro privilegio le forme, le masse, le linee e le superfici. E come architetto che costruisco le mie immagini. ()
In una civilt che produce e consuma cos velocemente immagini, larte ci dice che la nostra unica chance per non essere divorati  la posa, la lentezza del nostro sguardo che osserva e collega le cose.
Il mio approccio consiste nel proporre unimmagine che appartenga a un ordine contemplativo, che sia padrona del tempo e che venga da lontano, che sfugga ad ogni forma di moda o di imposizione, e che sembri abitata dallassenza delluomo.
Jean-Christophe Ballot  lerede di questa visione, e di quella di altri fotografi: Atget, Frdrick , o Walker Evans, Charles Clifford, Luigi Ghirri. 
Ma  anche pi vicino a Hans Aarsman o Lewis Baltz. Ballot  lerede di una visione del mondo che, poich  silenziosa, si popola di storie che ciascuno pu inventare. Le sue immagini, senza averne laria, si propongono come uno specchio.
Maestro della composizione, la sua ambizione  che in ciascuna immagine della realt contingente si crei un insieme spaziale che, per come  rappresentato, raggiunga lintensit di una presenza atemporale.
Meglio di ogni descrizione queste immagini ci riveleranno forse quello che siamo, ma soprattutto quello che possiamo diventare nei luoghi che abitiamo. 
Olivier Kaeppelin, Divinatoire, Editions Filigrane, 2002
Il volume Urban landscapes de Berlin  Shanghai , per le edizioni Creaphis, accompagna la mostra.
&lt;br&gt;
Articolo da &lt;a href=&quot;http://www.informatissimafotografia.it&quot;&gt;informatissimafotografia.it&lt;/a&gt;
</description></item><item><title>Soleritown. Visioni di un&#039;utopia concreta</title><description>Fotografie di Emanuele Piccardo, Filippo Romano 
a cura di Plug_in - Laboratorio di architettura e arti multimediali 

CASARTARC 
La Giardinera | via Italia, 90 bis - Settimo Torinese 
dal 22 gennaio al 17 febbraio 2008 
Ingresso gratuito 

Inaugurazione per la stampa 22 gennaio 2008 ore 11,00 
Inaugurazione 22 gennaio 2008 ore 18,30 

120 fotografie e un video raccontano Paolo Soleri, uno dei protagonisti pi interessanti dellarchitettura contemporanea e del Novecento. Paolo Soleri  architetto torinese, teorico, filosofo, urbanista noto soprattutto per uno dei suoi progetti pi ambiziosi: la costruzione di Arcosanti, nuova citt per 5000 abitanti nel deserto dellArizona. Per Soleri il significato dellarchitettura  dare un tetto allumanit, privilegiando il rapporto tra uomo e ambiente, pensato come inclusivo, in una logica di appartenenza alla terra. 
Nasce da questi presupposti lidea di raccontare lutopia concreta di Soleri attraverso la fotografia e il video, strumenti per spiegare, comprendere e verificare, seguendo le sensibilit personali dei fotografi, le teorie soleriane. Una duplice lettura fotografica che indaga dallinterno le architetture realizzate a Cosanti ed Arcosanti: Filippo Romano si concentra sul rapporto tra lo spazio architettonico e la presenza delluomo, Emanuele Piccardo esplora i dettagli, operando una scelta rigorosa delle sequenze fotografiche che vanno formando un racconto unitario. Entrambi ragionano sul rapporto con il deserto, scenario paesaggistico estremo, in cui la luce esalta la plasticit degli oggetti architettonici. 
La mostra  accompagnata da un libro fotografico edito da Plug_in, prima pubblicazione di una collana dedicata alle arti visive contemporanee (architettura, arte, fotografia). 
Parallelamente alla mostra sono organizzati laboratori sperimentali con i bambini delle scuole elementari di Settimo Torinese sul tema della visione della citt. 
Levento fa parte del calendario di Torino 2008 World Design Capital. 


Il progetto Soleritown  realizzato con il sostegno di: 
Provincia di Torino, Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Torino, Fondazione Ordine Architetti Torino, CASARTARC, Fondazione ECM e Archphoto.it rivista digitale di architettura. 


Contatti: 

Liana Pastorini, 
tel 011 5360513 
e-mail: lp.fondazione.oato@awn.it 
www.to.archiworld.it 

Barbara Salomone, 
tel 011 8028391 
e-mail: info@casartarc.org 
www.casartarc.org 
 
www.plugin-lab.it</description></item><item><title>PHotoEspaa Madrid  Cuenca</title><description>PHotoEspaa
Madrid  Cuenca
30 maggio - 22 luglio
PHotoEspaa celebra il suo decimo anniversario con un vasto programma di mostre dei pi importanti nomi della fotografia e con grandi progetti collettivi.
PHE07 presenta pi di 60 mostre con opere di fotografi e artisti visuali di 31 paesi, 26 commissari internazionali firmano il programma di questa edizione.
Bruce Davidson, Lynn Davis e Sylvia Plachy espongono il loro lavoro per la prima volta in Spagna. Il Festival organizza retrospettive di Zhang Huan, Andres Serrano e Man Ray. Saranno inoltre tra i protagonisti. Sebastio Salgado e Raymond Depardon.
Neorealismo. La nuova immagine dell Italia, 1932-1960; Local. El fin de la globalizacin; y Mrgenes, sono i principali progetti collettivi del programma.
PHotoEspaa presenta il lavoro di una nuova generazione di fotografi spagnoli nelle mostre del collettivo NOPHOTO, oltre a mostre sulla fotografi europea e ispanoamericana.

La Fundacin Santander Central Hispano organizza Neorrealismo. La nueva imagen de Italia, 1932-1960, uno studio su questo movimento con fotografie di 75 artisti quali:
Barzacchi, Branzi, Camisa, Casiraghi, Cattaneo, Chini, De Antonis, De Biasi, Donzelli, Farabola, Giacomelli, Gilardi, Migliori, Morpurgo, Mulas, Pasquali, Patellani, Petrelli, Pinna, Roiter, Samugheo, Sellerio, Sorrentino, Volta, Zavattini e Zovetti. La mostra  costituita da libri, cataloghi, periodici e pellicole originali dellepoca.
Cuenca, citt dichiarata Patrimonio dellUmanit, si unisce al Festival come nuova sede.
Le Jeu de Paume prende parte al programma ufficiale con una mostra a Parigi.
Il Festival di Arles accoglier una mostra di Alberto Garca-Alix organizzata da PHotoEspaa.
Encuentros PHE riunir a Madrid 50 esperti internazionali per analizzare lattualit e il futuro della fotografia, tra cui John Davies, Paul Wombell, Didi-Huberman, Michael Ackermann e Karen Knorr.
Campus PHE organizza talleres en Aranjuez de Peter Beard, Isabel Muoz, Gilles Peress, Anders Petersen e Eugenio Recuenco, tra gli altri.
La Fundacin Canal presenter Fotgrafos insospechados. Celebridades detrs del objetivo, una insolita proposta che mostra dallaltro lato della macchina fotografica celebrit come Jeff Bridges, Pedro Almodvar, Ren Magritte,Jean Cocteau, Bryan Adams, Richard Gere, Lou Reed o Patti Smith
La Noche de la Fotografa invader il Barrio de las Letras con una giornata straordinaria di proiezioni, una maratona fotografica e musica live.
Il catalogo generale riunir i 190 autori che hanno realizzato una mostra personale nelle dieci edizioni del Festival
Altre informazioni: www.phedigital.com 
&lt;p&gt;
Segnaliamo:
&lt;br&gt;&lt;b&gt;
Sebastio Salgado
frica
BBVA. Sala de exposiciones de Azca
Apertura al pubblico: 29 maggio&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
da www.informatissimafotografia.it

</description></item><item><title>52ma Biennale di Venezia</title><description>&lt;b&gt;52ma Biennale di Venezia
nel panorama della ricerca i linguaggi privilegiati 
sono quelli della fotografia e del video
di Adriano Altamira
&lt;/b&gt;&lt;p&gt;
Da molti anni ormai nessuna Biennale  stata accolta con unanime entusiasmo e, in linea di massima, neppure con grande entusiasmo. Che i giudizi su una rassegna di questo tipo non possano essere concordi,  ovvio.
Quanto alla mancanza di entusiasmo, essa nasconde a mio parere, invece, atteggiamenti diversi che si possono far risalire almeno a un paio di scuole di pensiero. Da una parte cio si parla della Biennale con stanchezza, per dovere di cronaca, perche; va fatto (per tutti Sebastiano Grasso sul Corriere della Sera: Vuol dire che, ormai, quasi non importa niente a nessuno. E il povero cronista che fa? Giardini, Arsenale).
Dallaltra molti se la prendono con la parzialit delle concezioni dei curatori: questanno la Biennale di Storr  la Biennale americana, come stigmatizza sempre il Corriere per bocca di Stefano Bucci e, sotto sotto, anche Repubblica, con larticolo di Paolo Vagheggi.
Nellesposizione principale di questa Biennale (Pensa con i sensi - Senti con la mente), quella che porta il messaggio del curatore, divisa fra Arsenale e Giardini vi sono infatti 97 artisti di cui 23 americani, 3 inglesi, tre australiani: fra gli artisti di varia nazionalit (anche italiani) ve ne sono almeno altri 9 che risiedono stabilmente negli Stati Uniti. Troppo anglosassoni? Ma questa proporzione riflette quasi uno stato di fatto, pi che un punto di vista, di cui si  gi avuta dimostrazione in molte passate edizioni della Biennale. Casomai  sulla sostanziale assenza dellItalia da alcune edizioni a questa parte che si dovrebbe riflettere. Su unItalia che dopo il successo internazionale che era riuscita a imprimere ai gruppi di Arte Povera, negli anni 70, e della Transavanguardia negli anni 80, non  pi riuscita a rinnovare la sua immagine, e quindi a farsi conoscere internazionalmente. E infatti anche questanno, oltre al sopravvalutato Vezzoli, tocca a Penone, e poi -in varie mostre di corredo- ad artisti come Giovanni Anselmo ed Enzo Cucchi (provenienti appunto da questi due gruppi) rappresentare ancora una volta il nostro paese.
Tuttavia, per continuare il discorso da cui eravamo partiti, ci sembra che le Biennali, a partire dagli anni 90, si siano sostanzialmente adeguate a due diverse concezioni curatoriali: da una parte le Biennali-Censimento (per tutte quella di Szeeman del 1999) che prendono atto della condizione ormai globalizzata del contesto artistico, accampano panorami in cui appaiono artisti di paesi mai precedentemente presi in considerazione, e che presentano al pubblico obiettive novit -anche se non sempre entusiasmanti. Curiosamente proprio queste Biennali globali hanno invece accentuato la presenza di nuovi media o mixed media, come fotografia, video, installazioni ecc. che molti imputano, questanno, alla massiccia presenza concettuale in genere -e americana in particolare.
Altre Biennali, come la presente, puntando di pi sugli artisti (e quindi in realt su nomi gi conosciuti se non al grande pubblico sicuramente a quello degli informati) scegliendo la formula di un riconoscimento ufficiale del loro operato (Adriana Polveroni di D Donna elenca ad esempio gli artisti Nauman, Richter, Bourgeois, Buren, Holzer, Weiner, Huyge, Kabakov, Alys, West, McQueen e Ryman - e si potrebbero ancora aggiungere Munoz e Rosemarie Laing, ecc.); oppure dellomaggio alla carriera di artisti anziani e universalmente riconosciuti (se non addirittura scomparsi: in questa edizione, ad esempio, Gonzales-Torres, Rhoades e Kippenberger).
Che nel panorama della ricerca i linguaggi privilegiati siano quelli della fotografia e del video -piuttosto che della pittura- non  pi una novit: queste tendenze che si erano affacciate negli anni 60 e 70, dagli anni 90 hanno tenuto campo in maniera preponderante: questo non vuol dire che la pittura sia scomparsa, ma forse in questo momento non rappresenta il fronte della novit. Non  un caso se da qualche anno si paragona una pittrice come Marlene Dumas a Bacon -cio al passato- piuttosto che a Thomas Schutte o ad altri artisti generazionalmente pi vicini a lei. Lomaggio ai nuovi media, cos come ai paesi emergenti,  invece ribadito anche in questa edizione, con lo spazio dedicato allAfrica e al suo fotografo Leon dOro alla carriera Malick Sidibe;. Se lImpero ha ancora come capitale New York, anche le province pi lontane si svegliano e ci mostrano inconsuete amalgama di cultura, che forse peseranno sul domani pi di quanto ci immaginiamo oggi.
 strano invece che non sia stato altrettanto sottolineato che tre paesi come Francia, Regno Unito e Germania abbiano dedicato i loro Padiglioni nazionali a tre donne, tre notevoli artiste (rispettivamente Sophie Calle, Tracey Emin e Isa Genzken): circostanza che Vagheggi battezza come il triangolo rosa della Biennale. Rosa, ma di forti contenuti e soprattutto capace di una Koin espressiva barbaricamente moderna ed estremamente articolata. Tracey Emin, young british nata nel 1963, per esempio presenta indifferentemente oggetti, installazioni, neon, fotografie e anche disegni e pitture scandalosamente autobiografiche che suscitano da tempo, per la loro violenza, pareri assai discordi, nonostante il Turner Prize vinto nel 1999. Isa Genzken trasforma il padiglione tedesco, non nuovo a queste esperienze, in una complessa installazione; mentre Sophie Calle parte da un problema che riguarda tutti (prendersi cura di se;) con unopera corale in cui chiede a un centinaio di donne di interpretare una sorta di indizio (una mail) in base alla loro competenza professionale. Il privato diventa pubblico, e il sentimento  esposto alla freddezza del punto di vista tecnico. La realt  questa: oggi ci si esprime con quel che si ha a disposizione: al limite con la foto fatta col telefonino. Se la Biennale registra questo dato di fatto non  scandalo, e neppure noia:  il panorama che ci circonda.
 unepoca priva di grandi punti di vista? di grandi concezioni di poetica? di opere di ampio respiro? Pu darsi. Ma  soprattutto unepoca sospesa tra il poco degno di nota ed una strabordante quantit di informazione, fra un eccesso di stimolazione sensoriale e il numero esiguo di ricordi stabili che ci portiamo a casa dopo aver visitato un gran numero di mostre. Ma in fondo anche questo  la Biennale: perdersi e ritrovarsi nellimpagabile labirinto di strade di Venezia.

A.A. 

articolo da www.informatissimafotografia.it</description></item><item><title>2007 - Asia: un itinerario sulla via della seta</title><description>Antico Ospedale dei Battuti
via Bellunello
San Vito al Tagliamento
Pordenone
2007 - Asia: un itinerario sulla via della seta
1 Luglio al 26 agosto 2007
&lt;p&gt;
A oltre un secolo di distanza da quando la felice e fortunata formula Seidenstrassen, via della seta, venne coniata dallo studioso tedesco Ferdinand von Richtofen per sintetizzare efficacemente gli intensi traffici commerciali e gli scambi culturali intercorsi tra Oriente e Occidente da almeno il III secolo a.C. fino ai giorni nostri, questo nome  ancora oggi sinonimo di esotismo, avventura, viaggio in terre lontane: ma oltre a indicare una fitta rete di comunicazioni estesa per migliaia di chilometri su tutta lAsia Centrale e le regioni vicine. Si pu affermare che via della seta sia divenuta col tempo sinonimo stesso degli intensi e prolungati rapporti tra Oriente e Occidente, un nome-simbolo rappresentativo di una mutevole realt storica ma non legato soltanto al passato, bens attuale e vivo. 
Si chiama via della seta, ma sarebbe forse meglio usare il plurale per indicare linsieme delle rotte carovaniere che, estendendosi dallAsia Orientale al bacino del Mediterraneo, attraversavano le vaste regioni dellAsia Centrale mettendo in contatto popoli, nazioni, imperi, religioni e tradizioni diverse e favorendo cos linterscambio culturale nel senso pi ampio del termine. 
Allo stesso modo, lo storico dellarte Ernest Gombrich, il pi importante storico dellarte del 900, sosteneva che la stessa storia dellarte andava intesa come un itinerarium  dallantichit alla contemporaneit  composto da tratti culturali ognuno dei quali caratterizzato da stili e canoni estetici diversi.
Anche la fotografia, nei suoi 167 anni di vita si  caratterizzata con una serie di tratti culturali che hanno seguito la cultura del tempo e le tecniche impiegate: dagli iniziali dagherrotipi, ai calotipi, alle carte all albumina di ottocentesca memoria fino alle prime immagini a colori e allattuale realizzazione digitale delle immagini, peraltro visibili immediatamente al momento dello scatto senza dover attendere tutta la trafila dello sviluppo e della stampa (chimica) in camera oscura.
L invenzione della fotografia permetteva anche di far vedere al mondo i luoghi descritti dalla Bibbia e dai Vangeli, di Gerusalemme e della Galilea, come aveva intuito da subito, nel marzo del 1839 Prosper Merime vice presidente della Commission des Monuments Historiques in Francia, e da allora la fotografia ha seguito le rotte dei mercanti e degli eserciti delle potenze europee che avevano anche la necessit di far vedere allopinione pubblica le immagini delle ricchezze naturali e storiche di quei paesi lontani che oramai erano diventati propriet coloniale dellOccidente.
Accanto alla caratterizzazione geografica delle vie della seta, oggi interessa maggiormente mettere in evidenza altri aspetti intendendo allora le vie della seta come itinerari storici e culturali che percorrono anche simbolicamente lAsia, dal Mediterraneo fino alla Cina e al Giappone e che la fotografia - con la sua capacit di rappresentazione della realt  egregiamente evidenzia dalla met dell800 sino ai giorni nostri.
Dei fotografi dell800 vengono presentate le splendide immagini originali realizzate da Walter Woodbury, John Thomson, Charles Sheperd, Felice Beato, Flix Bonfils, Raimund von Stillfred, Hikoma Ueno, Per Vilhelm Berggren, Kimbei Kusakabe, Plate &amp; Co., Clifton &amp; Co, Pierre Dieulefils,, oltre a una serie di fotografie inedite di Pechino che fanno parte dellarchivio del Cardinale Celso Costantini, vescovo in Cina dagli anni 20 del 900.
Il 900  stato per larga parte il secolo del fotogiornalismo, e le fotografie realizzate in Asia dai grandi fotografi, come John Philipps, Dmitri Kessel, Henri Cartier Bresson, Robert Capa, Werner Bishof, Ren Burri, Erich Lessing, Paul Almasy, Raimond Depardon, Edouard Boubat, Marc Riboud, Mahmoud Kalari, Abbas, Alain Keler, Alain Mingam, hanno segnato linformazione internazionale, e poi gli italiani Ilo Battigelli (in Arabia tra il 1945 e il 1950), Gabriele Basilico, Fulvio Roiter, Angelo Cozzi, Romano Cagnoni (il cui ritratto di Ho Chi Minh divent nel 1966 la copertina di Life), Vittoriano Rastelli, Danilo De Marco, Adriano Perini, fino ai new topographers del nuovo secolo Stefano Graziani e Andrea Pertoldeo, assistenti di Guido Guidi allo IUAVe ai grandi maestri contemporanei originari dellAsia come i cinesi Jang Meng Jer, Jing Wang, Daniel Lee e il grande maestro della fotografia di Hong Kong Leong Ka Tai, o i giapponesi Ueda Shoji, Kan Azuma, Keijki Tahara, Ken Ohara, Nobuyoshi Araki, Kenro Izu,Yoshikazu Shirakawa, Takumi Fujimoto, e le nuove giovani stelle della fotografia asiatica che brillano di luce propria: lisraeliano Ziv Koren (alla cui vita  stato dedicato un film che ora  stato addirittura proiettato in Iran), Newsha Tavakolian bravissima e coraggiosa reporter iraniana, la scoperta Rena Effendi, fotografa dellAzebaijan, il fotografo di moda indiano Amit Dey, lindonesiano Darvis Triadi che da parte sua introduce nella fotografia i canoni estetici del batik indonesiano e Fauzan Ijazah, a Banda Aceh il giorno dello Tsunami, il saudita Khaled Khidr con fotografie assolutamente inedite della Mecca e di Medina ed altri ancora.
In sostanza litinerario culturale sulle vie della seta seguir la datazione delle fotografie e rappresenter il percorso della fotografia e dei suoi autori, sia europei ch asiatici, mettendo anzi in evidenza l emergere progressivo di questi ultimi sulla scena culturale internazionale e, nello stesso tempo, gli eventi e le personalit che hanno caratterizzato lAsia in questi 168 anni trascorsi dallinvenzione della fotografia.
Le preziose immagini fanno parte della Galleria Civica di Modena, della Biblioteca di San Giovanni al Natisone dellarchivio del CRAF e  di altri archivi privati.
La mostra si compone di c.a. 180 fotografie ed  rappresentativa di grandi Autori della storia della fotografia mondiale dell800 e del 900 dei quali nel conseguente catalogo viene presentata una selezione di 130 immagini. Walter Liva
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Orari di apertura al pubblico: da gioved a domenica ore 10.00 -12.30, ore 16.00  19.30 o su prenotazione nelle altre giornate  
Ingresso libero&lt;/b&gt;


</description></item><item><title>documenta 12</title><description>documenta 12
Friedrichsplatz 18
Kassel-Germany
16 giugno- 23 Settembre 2007
&lt;p&gt;
Cosa  Documenta?
Documenta  considerata come una delle pi importanti mostre di arte contemporanea nel mondo. Fu fondata nel 1955 dallartista Arnold Bode a Kassel. Lidea era quella di riconciliare la cultura tedesca con quella internazionale, nellambito della creazione artistica, dopo la caduta del Nazismo. Nessuno avrebbe pensato allora che questa mostra chiamata allora il Museo dei 100 giorni sarebbe riscosso un successo senza precedenti. Oggi nel 2007, siamo alla dodicesima edizione della Rassegna, la cui identit si  conservata perfettamente pur nelle sue numerose trasformazioni. Ogni cinque anni infatti, viene nominato un nuovo direttore e la mostra viene reinventata, sempre ben accolta come dimostra linteresse del pubblico. Il numero dei visitatori  in continua ascesa: lultima edizione ha ospitato 650.000 visitatori. Documenta pu essere considerata oggi una sorta di sismografo dellevoluzione dellarte contemporanea. In questa mostra si vede immediatamente se larte riesce a rappresentare il mondo attraverso le immagini e se queste immagini riscuotono latteso successo da parte del pubblico.

Il moderno  il nostro antico?
La Documenta 12 presenta durante il periodo estivo (Giugno-Settembre, per circa 100 giorni) circa cinquecento opere darte di pi di un centinaio di artisti, selezionati in tutti i paesi del mondo. Tuttavia, per i responsabili della rassegna (il direttore Roger M. Buergel e la curatrice Ruth Noack), il problema non  solo quello di allestire una bella mostra nei numerosi spazi a disposizione (Museum Fridericianum, Neue Galerie, documenta-Halle and Aue-Pavillon pi gli spazi dello Schloss Wilhelmshhe con il Bergpark ed il Kulturzentrum); e neppure soltanto quello di presentare i migliori artisti del mondo, ma di creare una mostra che consideri laspetto, non secondario, del reciproco confronto fra artisti e pubblico, rinegoziando, in certo senso, i termini della coesistenza di arte e vita: lesperienza estetica inizia infatti dove finiscono i significati convenzionali generalmente accettati.
I tre leitmotifs che sintrecciano per tutta lesposizione, creandone il filo conduttore, diventano cos: il problema della modernit, quello della nuda vita e, per ultimo delleducazione -in unottica in cui, in certo senso, la rassegna pianifichi la propria comprensione.
Queste tre proposte tematiche, che cercano di conferire un senso alla mostra, o almeno le prestano dei non banali interrogativi di fondo -forse in modo pi realisticamente attuale di altre grandi rassegne del momento- sollecitano anche, rispettivamente, la necessit di indagare su queste distinte problematiche.
La prima pone infatti un grosso interrogativo su una questione spesso discussa ma a tuttoggi irrisolta: il Moderno (che tanta influenza ha esercitato sugli artisti contemporanei)  vivo o morto? Viene anche da chiedersi, ossimoricamente: il Moderno  gi diventato il nostro Passato? Pu dirsi la Modernit ancora viva dopo le catastrofi e le rovine che ha generato nel corso del XXmo secolo? I curatori qui non intendono ovviamente le catastrofi estetiche, sempre vitali, quanto quelle politiche che il sogno di rinnovamento e di espansione planetaria del Moderno ha portato con s: i totalitarismi, lapplicazione a volte brutale o parziale di principi di per s sacrosanti (libert, galit, fraternit), la colonizzazione. Anche se la nostra mente  ancora piena di visioni e forme tipiche del Moderno - non solo lutopia del Bauhaus, ma anche parole-chiave della modernit come identit o cultura- siamo consci di essere nel bel mezzo di un grande cambiamento epocale. In breve, scrive il direttore Roger M. Buergel, sembra che noi si sia, contemporaneamente, dentro e fuori dalla modernit, delusi dalla sua brutale violenza, ma anche sedotti dalle sue immodeste, utopiche aspirazioni e dalle sue potenzialit creative. Questo permette alla mostra di spaziare fra nuove proposte, presentazione di artisti gi noti e accettati ma anche gustose rivisitazioni del passato, di cui spesso non si pu non notare lattualit.
La seconda domanda (cosa sia la nuda vita, la mera esistenza) sottolinea la sensazione oggi assai diffusa di vulnerabilit, il nostro stesso essere senza protezione rispetto al flusso degli eventi. Cos, come la sessualit, nella sua totale, indifesa nudit  poi di fatto allacciata ad un infinito piacere, anche la nuda vita si trova sospesa fra lorrore della tortura e del campo di concentramento e la libert e la fiducia in nuove insperate possibilit, che sbocciano giorno per giorno. E larte indubbiamente aiuta ad attenuare la radicale separazione fra questi due estremi.
Qui interviene appunto lultimo interrogativo: Che fare?, che riguarda in realt il problema delleducazione: la crescita che gli artisti sperimentano attraverso il loro lavoro, corrisponde a quella del pubblico sollecitato, esteticamente, dalle loro opere? Il complesso globale della traduzione culturale (in diretta) sembra postulare la necessit di una sorta di grande dibattito pubblico, affinch il concetto di educazione venga a costruire, effettivamente, un ciclo aperto di domande e risposte, una sorta di sfera pubblica in cui comunicazione e condivisione culturale si mescolino fra loro in feconda sinergia.

Adriano Altamira

articolo da: www.informatissimafotografia.it
</description></item><item><title>Una rosa non ha denti: Bruce Nauman negli anni Sessanta</title><description>Una rosa non ha denti:
Bruce Nauman negli anni Sessanta
23 maggio - 9 settembre 2007

Dalla terra alla luna:metafore di viaggio
Parte II 23 maggio -26 agosto 2007

Castello di Rivoli
Museo d&#039;Arte Contemporanea
Piazza Mafalda di Savoia
Rivoli - Torino 
-----&lt;br&gt;
Molti hanno scritto sugli anni di Bruce Nauman in Northern California, ma questa mostra e il catalogo che laccompagna per la prima volta analizzano in profondit la relazione tra le prime opere, spesso le pi innovative, di Nauman e il luogo in cui le ha create.
Tra il 1964 , quando arriv in Northern California, e il 1969, quando lasci definitivamente questa zona, Nauman defin buona parte del suo vocabolario artistico.
In quel periodo ha esplorato nuovi materiali nelle sue prime sculture in gomma e fiberglass, come anche la metodologia che fu poi conosciuta come Post-minimal. Fu anche tra i primi ad usare il proprio corpo come strumento espressivo nelle live performance e nelle performance in studio per film e video, di cui anche fu tra i pionieri.
La sua ricerca di nuovi mezzi e fonti espressive lo condusse agli esperimenti con il neon, alle installazioni interattive e ad esplorare la relazione tra parola e immagine. Sempre in questo periodo realizza i suoi primi lavori esclusivamente musicali.
Laureato alla UC Davis (1964 - 66), Nauman studia con Wayne Thiebaud, Robert Arneson, e William Wiley. 
Wiley, particolarmente sensibile allapproccio non convenzionale di Nauman allarte, lo incoraggia a sperimentare e a seguire il suo esempio, senza preoccuparsi del risultato finale del lavoro. Da quel giorno Nauman spinse le sue ricerche molto lontano, seguendo le proprie necessit interiori- considerando superfluo il risultato esteriore.
Aspetti del suo lavoro sono: linversione tra esteriore e interiore, la tensione tra il mostrare e loccultare e il potenziale artistico delle attivit quotidiane. 
Ma pi importanti sono i temi fondamentali che comunica attraverso tutto il suo lavoro  il ruolo dellartista, la funzione dellarte, il primato dellidea su qualsiasi forma assuma lopera  temi che definiscono la sua produzione artistica e che hanno influenzato profondamente gli artisti di tutto il mondo.
Nauman, nonostante si sia allontanato geograficamente dal centro dellarte concettuale, era in prima linea nel periodo dei rivoluzionari mutamenti dellarte e fu tra i pochi a ridefinire il significato dellessere artista.
Realizza la sua prima grande personale alla Nicholas Wilder Gallery di Los Angeles nel 1966, poco prima di laurearsi, e nel 1969 gi espone nelle pi importanti gallerie internazionali, come Leo Castelli a New York e Konrad Fischer a Dsseldorf.  stato incluso in tutte le prime fondamentali mostre sulla Post-minimal and Conceptual art; nel 1972 una retrospettiva  stata organizzata da Jane Livingston del Los Angeles County Museum e Marcia Tucker del Whitney Museum of American Art, un tributo inusuale per un giovane artista.
Il catalogo che accompagna la mostra  pubblicato da BAM/PFA and UC Press.
Senior Curator for Exhibitions: Constance Lewallen 

&lt;p&gt;
articolo da: www.informatissimafotografia.it</description></item><item><title>Corsi di Fotografia e Comunicazione per immagini organizz. da Spazio Fare</title><description>Sono aperte le iscrizioni, fino al 30 settembre. I corsi iniziano tutti a ottobre 2007,
vengono ripetuti nel corso dellanno, e la sede  per tutti Spazio Fare, Roma, via dei
Bruzi 10.&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;br&gt;
ABC DELLA FOTOGRAFIA&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Durata: 8 lezioni (tot. 16 ore), una volta alla settimana.
Orari: 19-21
Posti max 12
Costo: 200 euro
viene rilasciato attestato di frequenza
Descrizione del corso: Per apprendere le nozioni base dello scatto, per imparare a
conoscere la propria macchina fotografica e le sue funzionalit, il corso affronta la
tecnica classica di base, il percorso fotografico dal tradizionale al digitale, la pratica
della ripresa e le regole base per lo scatto. Il corso  corredato da esercitazioni che
vengono assegnate e successive verifiche dei risultati.&lt;p&gt;&lt;b&gt;
FOTOGRAFIA DIGITALE&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Durata: 14 lezioni (tot. 28 ore), una volta alla settimana.
Orari: 19-21
Posti max 10
Costo: 420 euro
viene rilasciato attestato di frequenza
Descrizione del corso: Per imparare a scattare in digitale e e gestire il flusso digitale
dallo scatto alla stampa. Introduzione alla fotografia digitale, impostare prima di
scattare, fotografia digitale e computer, calibrazione del monitor, fotoritocco,
esperienze di stampa.&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;br&gt;
COMPOSIZIONE DELLIMMAGINE FOTOGRAFICA&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Durata: 10 lezioni (tot. 20 ore), una volta alla settimana.
Orari: 19-21
Posti max 10
Costo: 300 euro
viene rilasciato attestato di frequenza
Descrizione del corso: La teoria e la tecnica fotografica attraverso lanalisi delle
tecniche di composizione dellimmagine. Dallanalisi di alcune immagini gi prodotte
dai partecipanti allindividuazione dei meccanismi di base della visione e delle
tecniche di affinamento della percezione visiva.
Lo sviluppo delle capacit di percepire e comporre saranno alla base di alcune
esercitazioni pratiche. Al termine del corso ogni partecipante sar in grado di
affrontare lo scatto fotografico con la consapevolezza della composizione finale
dellimmagine.&lt;br&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;
TECNICA E PRATICA DI FOTOGRAFIA CREATIVA&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Durata: 10 lezioni (tot. 20 ore), una volta alla settimana.
Orari: 19-21&lt;br&gt;
Posti max 10&lt;br&gt;
Costo: 300 euro&lt;br&gt;
viene rilasciato attestato di frequenza
Descrizione del corso: La teoria e la tecnica fotografica come strumenti di tecnica
fotografica creativa. &lt;br&gt;
Dallanalisi di alcune immagini gi prodotte dai partecipanti, il
metodo consente di individuare pi rapidamente i meccanismi per riconoscere e
utilizzare le tecniche fotografiche in modo creativo.
Lo sviluppo delle capacit di prevedere ed utilizzare le tecniche per comporre saranno
alla base di alcune esercitazioni pratiche. Al temine del corso ogni partecipante sar in
grado utilizzare diverse tecniche per lavori fotografici.</description></item><item><title>Andrea Pertoldeo - In polvere. Bahrain, 2006</title><description>Spazio Antonino Paraggi, via Pescatori 23, Treviso 


In Polvere. 
Bahrain, 2006 

Andrea Pertoldeo 


mostra fotografica 

inaugurazione: 23 giugno ore 18,30 



orari: dal 23 giugno al 15 luglio 2007  dal merc. alla dom. dalle 16.00 alle 20.00  inaugurazione sabato 23 giugno 2007, ore 18.30  ingresso libero e gratuito 



Lo Spazio Antonino Paraggi chiude il ciclo di mostre di quest&#039;anno con il lavoro del fotografo Andrea Pertoldeo, che ci racconta uno spaccato contemporaneo del Bahrain, uno degli Stati emergenti del Golfo Persico. 
Le stampe a colori, di grande formato, mostrano allo spettatore i forti contrasti che segnano un territorio in continuo sviluppo, oggetto di un boom economico senza precedenti che sta trasformando a vista d&#039;occhio il paese. 



&quot;Il Bahrain  unisola del Golfo Persico al largo delle coste dellArabia Saudita. Lisola  desertica e priva dacqua; le uniche risorse naturali sono il petrolio e il gas. 

Il deserto  attraversato da tubi che trasportano il petrolio e da tralicci elettrici che amplificano lorografia naturale e determinano diverse prospettive visive. 

Il numero degli abitanti di Manama, la capitale del regno del Bahrain,  raddoppiato negli ultimi dieci anni. Il boom edilizio senza precedenti ha portato alla nascita di molti nuovi quartieri residenziali come Juffair. 

Gran parte della superficie di Juffair  dovuta ad un ampliamento dellisola ottenuto dallinterramento di parte della laguna circostante con inerti, sabbia e immondizia. 

Creare dal mare un terreno edificabile  unoperazione speculativa di forte impatto che solo il sovrano del Bahrain per legge pu intraprendere. 

Loccasione di creare dal nulla un luogo ha prodotto la ripetizione del deserto. Questo  un nuovo deserto! 

Il paesaggio  mutevole: continuamente nascono nuovi cantieri che riempiono spazi vuoti. 

In pochi anni sono sorti numerosi edifici di dieci/dodici piani adibiti a residence che saranno abitati da immigrati occidentali. 

Migliaia di lavoratori indiani si muovono su impalcature precarie per realizzare nel minor tempo possibile questi edifici. Durante le ore lavorative un incessante rumore di cantiere scandisce il tempo. 

Lo spazio pubblico  inesistente, le strade sono solo abbozzate e sembrano provvisorie. 

Spesso gli edifici hanno un nome, enormi insegne luminose campeggiano in cima ai tetti e sono un efficace sistema di orientamento. 

La sabbia portata dal vento tende ad uniformare le facciate degli edifici che si ricoprono col tempo di una patina beige. 

Molti sono ancora gli spazi vuoti tra gli edifici e vengono utilizzati dai bambini per giocare, ma solo nei mesi invernali, o come parcheggio. Spesso le auto in corsa, per accorciare il tragitto, lasciano la strada e attraversando questi enormi spiazzi.&quot; 

[A. P.] 



Andrea Pertoldeo 

Nato nel 1971 a Udine, vive e lavora tra il Friuli e Venezia dove lavora presso il laboratorio fotografico della facolt di Design e Arti visive laboratorio delle tecniche e delle espressioni artistiche al corso di laurea triennale. Tra i suoi ultimi lavori: Per il CRAF di Spilimbergo realizza un lavoro sulle case per le vacanze di Lignano Pineta e una mostra personale dal titolo a una certa distanza che raccoglie una sequenza di fotografie sul rapporto tra luoghi diversi nel paesaggio contemporaneo. Partecipa a Campagna Romana, progetto degli Stalker di una grande campagna esplorativa, dascolto e lettura transdisciplinare dei margini frammentari e frastagliati del territorio venuto a contatto con lo sviluppo metropolitano della capitale. Per il festival darte contemporanea Stazione di Topol presenta un lavoro intitolato Vedute da Topol: due cartoline di boschi. Nel 2007  al Festival della Fotografia di Roma, con la mostra collettiva Ereditare il paesaggio a cura di Giovanna Calvenzi e Maddalena dAlfonso. 




Info: 
Spazio Antonino Paraggi, 
via Pescatori 23, Treviso
tel 0422 56657 
info@antoninoparaggi.it 
www.antoninoparaggi.it 
 
</description></item><item><title>Festival della Fotografia</title><description>Dal 6 aprile il Festival della fotografia, con 150 mostre in 90 location in due mesi.&lt;br&gt;&lt;p&gt;
&lt;center&gt;&lt;img src=images/1287125.jpg&gt;&lt;/center&gt;

E&#039; un&#039;invasione: 150 mostre, 30 produzioni e anteprime, tra cui 21 mostre collettive, 500 fotografi, 100 curatori, oltre 5mila fotografie esposte in 90 location di Roma: &lt;br&gt;musei, gallerie, ma anche bar, foyer, sale da concerto, librerie, associazioni culturali, biblioteche, e perfino l&#039; ippodromo.&lt;p&gt;
Tutta la citt vivr un incontro-scontro lungo due mesi con quello che il sindaco Veltroni ha definito &quot;uno dei linguaggi artistici pi importante ed emozionante del nostro tempo&quot;. &lt;p&gt;
Il Festival internazionale della Fotografia di Roma, che si apre il 6 aprile e chiuder il 3 giugno,  arrivato alla sesta edizione e si appresta a replicare i numeri della passata edizione, con 120 mila visitatori raggiunti. &lt;p&gt;
Molti gli spunti che sono stati offerti agli artisti che, come ha ricordato il direttore Marco Delogu, partecipano tutti con produzioni create apposta per il Festival che si ispirano in qualche modo ai luoghi in cui saranno esposte. &lt;p&gt;
Si  voluto, per, soprattutto focalizzare l&#039; attenzione sui fotografi italiani e sull&#039; immagine del nostro paese.&quot;&lt;p&gt;
Quest&#039; anno proponiamo una doppia riflessione&quot;, ha detto il sindaco Veltroni, &quot;da una parte c&#039;  lo spazio dedicato al &#039;77, dall&#039; altra c&#039;  l&#039; intento di valorizzare i fotografi italiani. Insomma, una questione italiana intesa sia come racconto storico che come opportunit&quot;.&lt;p&gt;
La retrospettiva sul &#039; 77, al Museo di Roma in Trastevere, raccoglier scatti di Ta
no D&#039; Amico -  il &#039;77- e una collettiva, 1977: momenti, con foto di Gabriele Basilico, Cesare Colombo, Dino Fracchia, Mimmo Frassineti, Uliano Lucas, Toni Nicolini, Alberto Roveri, Toni Thorimbert. &quot;Il &#039;77&quot;, ha detto l&#039; assessore alla cultura Silvio Di Francia, &quot; un anno spartiacque nella storia culturale e politica del dopoguerra.&lt;br&gt; Un anno che trasforma i fotografi in autentici narratori contemporanei&quot;.  invece il paesaggio il tema della mostra che verr ospitata 
nel Museo dell&#039; Ara Pacis, Ereditare il paesaggio, in cui sette &quot;grandi&quot;, da Vincenzo Castella a Mimmo Jodice, si confrontano con quattordici autori pi giovani.&lt;br&gt;
Sempre all&#039; Ara Pacis anche il viaggio di Antonio Biasiucci nel mondo degli ex-voto, mentre al Museo di Roma si potranno vedere le Figure Luminescenti di Paolo Goili, Il Cairo di Luca Campigotto e le antiche citt romane del Nord Africa di Donata Pizzi.&lt;br&gt; 
Ancora paesaggi alla Stazione Termini con le foto di Giorgio 
Barrera, l&#039; Eur di Claudio Gobbi e l&#039; architettura industriale di Gianni Galassi.&lt;br&gt;
Sempre a Termini la collettiva Italia, le fotografie della nostra storia, a cura di Alessandra Mauro e Franca de Bartolomeis. Quest&#039; anno il Festival sar anche l&#039; occasione per l&#039; assegnazione del primo Premio internazionale FotoGrafia-Baume &amp; Mercier, sul tema &quot;Storie del mio mondo&quot;: il fotografo vincitore potr produrre una mostra nell&#039; edizione successiva del Festival. &lt;br&gt;</description></item><item><title>FOTOGRAFIA E CINEMA Fotogrammi celebri</title><description>Galleria Grazia Neri
via Maroncelli 14
Milano
Luned 23 gennaio - 16 febbraio 2007
&lt;br&gt;&lt;p&gt;
In un numero sorprendente di film la fotografia  al centro della narrazione o elemento risolutivo di una vicenda: dalle detective story alle storie damore, ai film sulle vite dei fotografi. &lt;br&gt;Questa mostra rintraccia nelle immagini di celebri film quelli in cui la fotografia gioca un ruolo fondamentale.&lt;br&gt; La mostra si compone di fotografie di scena: da Blow up a La dolce vita (dove nasce la figura del paparazzo), da La finestra sul cortile a Occhio indiscreto e Pretty Baby, da Smoke a I ponti di Madison County, e poi, ancora, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Legittima Difesa, One Hour Photo ed altri (tra cui, molti titoli dedicati al fotoreportage di guerra). &lt;br&gt;A seguire, osservazioni sui titoli di testa nei quali compaiono fotografie dautore, (Cenerentola a Parigi e Occhio indiscreto), flash che illuminano la scena, attori celebri con macchina fotografica, mirini/schermi/vetri smerigliati/obiettivi in primo piano, fototessere, fotografia segnaletica e  fotografi veri: Margaret Bourke-White (Candice Bergen) in Gandhi, Weegee (Joe Pesci) evocato in Occhio indiscreto, E.J.&lt;br&gt; Bellocq (Keith Carradine) in Pretty Baby. Completano lesposizione le schede dei film.&lt;br&gt;
Curiosamente, quanto identifichiamo e classifichiamo come consapevole presenza dei fotografi e della fotografia nel cinema  cambiato negli ultimi anni, dopo decenni di sostanziale ripetizione di concetti presto codificati e/o stereotipi subito smascherati.&lt;br&gt; In particolare, sono discriminanti due film, tra loro temporalmente vicini e prossimi ai nostri giorni. Indipendentemente uno dallaltro e a titolo assolutamente individuale, Closer e Sballati damore hanno finalizzato lelemento fotografico alla consecuzione delle rispettive vicende. &lt;br&gt;Ricordiamolo in fretta: in Closer (regia di Mike Nichols; 2004), la fotografia  lelemento di contatto tra i due protagonisti, del quale il film narra le vicende esistenziali e sentimentali (la fotografa Anna Cameron, interpretata da Julia Roberts, e laspirante scrittore Dan, con il volto di Jude Law); analogamente, anche per Sballati damore (titolo originario A Lot Like Love; regia di Nigel Cole; 2005) la fotografia  il filo che lega i balzi temporali del contraddittorio rapporto tra la disinvolta Emily Friehl (lattrice Amanda Peet) e il confuso Oliver Martin (lattore Ashton Kutcher).
In entrambi i casi, la fotografia  leggera, pur essendo, in sostanziosa misura, discriminante. E qui sta la differenza con la precedente lunga vicenda della fotografia nel cinema, per la quale si  soliti considerare una linea di confine con Blow up di Michelangelo Antonioni (1966). Allindomani del quale, in un tempo di grandi sommovimenti ma di inquietante interregno espressivo, rari furono i fotografi che apparirono sullo schermo in altre vesti che non quelle del sesso. Molte furono le pellicole al di sotto del limite medio di accettabilit, che giocarono la facile carta del fotografo senza scrupoli e privo di morale. In definitiva, Blow up innesc una triviale escalation.&lt;br&gt;
Con un saggio di accompagnamento, di Maurizio Rebuzzini, le immagini che compongono la mostra Fotografia &amp; Cinema. Fotogrammi celebri non raccontano questo, che  appunto lasciato alle parole, ma visualizzano in quantit e qualit il tema proposto e prefissato: &lt;br&gt;appunto, fotografi e fotografia nel cinema. Il percorso accosta due tempi che si miscelano assieme (due tempi, come nei vecchi cinemini di quartiere?): un fondamentale corpus di generosi ingrandimenti di immagini provenienti dal capace archivio specializzato dellagenzia francese Photos12, rappresentata in Italia dallAgenzia Grazia Neri, si accompagna a pannelli che raccolgono fotogrammi cinematografici originari, accostati per tematiche individuate dai curatori Maurizio e Filippo Rebuzzini.
Quindi, fotografie di scena autenticamente tali, che sottolineano le situazioni macroscopiche di fotografi e fotografia nel cinema.&lt;br&gt;

Scheda mostra: &lt;br&gt;
Galleria Grazia Neri&lt;br&gt;
via Maroncelli 14&lt;br&gt;
Milano&lt;br&gt;
Luned 23 gennaio - 16 &lt;br&gt;febbraio 2007&lt;br&gt;
FOTOGRAFIA E CINEMA&lt;br&gt;
Fotogrammi celebri&lt;br&gt;
a cura di Maurizio e Filippo Rebuzzini&lt;br&gt;

</description></item><item><title>Festival for art and digital culture 2007</title><description>Festival for art and digital culture 2007&lt;br&gt;
31 gennaio - 4 febbraio 2007
Akademie der Knste&lt;br&gt;

Un festival per lArte e la Cultura multimediale&lt;br&gt;&lt;p&gt;

Il festival Transmediale, alla sua ventesima edizione, cerca di illustrare come larte e la societ sono cambiate sotto linfluenza dei media e delle tecnologie che diventano sempre pi dominanti nella vita di ogni giorno. NellArte contemporanea, media digitali come il video e i network elettronici, sono oggi cos diffusi che una definizione di cosa costituisca la cosiddetta media art non sembra pi possibile. stato cos deciso di cambiare il sottotitolo del festival: Transmediale non  pi chiamato international media art festival ma festival for art and digital culture. Questo nuovo titolo starebbe a dimostrare che il festival intende uscire dalla nicchia della media art, pur continuando ad esplorare il territorio in cui interagiscono cultura e tecnologie digitali, e da cui continua a scaturire lenergia trainante del festival stesso. Il 20 festival transmediale ruota attorno al tema: non finito! 
Non finito! significa riaprire tutti i processi che si credevano chiusi. Non finito! si interroga sulle loro finalit suggerendo che ogni situazione scontata  ancora carica di potenziale creativo. Non finito! investiga su quei processi artistici che sono aperti al cambiamento e alla revisione delle decisioni gi prese. Non finito!  il grido di battaglia e insieme la maledizione del lavoro digitale, conscio di non giungere mai a una conclusione definitiva, ma solo a diverse versioni che si susseguono incessantemente.
Un paradigma della cultura digitale?
Siete pronti a non finire il vostro mondo?
La sezione film e video del festival consiste in una serie di appuntamenti che riconducono puntualmente al motto del festival. I lavori presentati spaziano dalla sezione documentaristica ai programmi che comprendono unantologia di corti e video creativi di artisti; saranno presentati fra il 31 gennaio e il 4 febbraio. Per la prima volta il programma completo sar anche presentato, fra il 1 e il 5 febbraio, al Babylon di Berlin Mitte, una fra le pi vecchie sale cinematografiche berlinesi ancora attive. Il Babylon fu inaugurato nel 1929 come cinema muto, per diventare in seguito un importante centro culturale per la cinematografia. Una selezione del programma sar anche presentata nel lounge di Transmediale da stazioni video, con orari collegati agli eventi che si susseguono nella Akademie der Knste a Hanseatenweg.
Il programma delle performances comprende invece le seguenti manifestazioni:
1. Pierre Bastien - Orchestre mcanique
2. Institut fr Medienarchologie - Nightline
3. Richard Chartier / Taylor Deupree - Specification.Fifteen
4. Edition Edison
5. Chris Salter - Schwelle 1 &amp; 2
Fra esse ricordiamo almeno lOrchestre Mcanique dellartista francese Pierre Bastien: il compositore (Parigi 1953) presenta unorchestra costruita con pezzi di meccano, motori elettrici e strumenti acustici provenienti da tutto il mondo. Ogni automaton suona una breve melodia, un ritmo o qualche armonia ripetuta in una sorta di loop.
Da citare anche la performance di Richard Chartier e Taylor Deupree (USA), Specification.Fifteen,che ha ricevuto la Honourable Mention transmediale Award 2007. Ispirata agli spazi dei paesaggi marini di Hiroshi Sugimoto, fu creata in occasione di una retrospettiva del noto fotografo giapponese.
Chartier, autore di installazioni sonore, lavora sulle relazioni fra la natura spaziale del suono e latto dellascoltare. Con Taylor Deupre ha formato nel 2000 letichetta di registrazione LINE, che presenta composizioni e installazioni sonore di importanti artisti internazionali.
&lt;a href=&quot;http://www.transmediale.de/site/&quot; target=new&gt;http://www.transmediale.de/&lt;/a&gt;</description></item><item><title>Mois de la photo de Paris 2006</title><description>&lt;b&gt;La page imprime
La prima tappa del Mese Europeo della Fotografia che unisce Parigi Berlino, Vienna, Bratislava, Mosca, Roma e Lussemburgo&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;p&gt;
Dalla presentazione di Jean-Luc Monterosso Commissaire gnral du Mois de la Photo
&lt;br&gt;

La 14e edizione del Mois de la Photo ruota intorno ad un tema fondamentale per la fotografia del XX secolo: &quot;La page imprime &quot;. La pagina stampata, il libro, il magazine, ma anche il manifesto sono stati per pi di un secolo i mezzi di diffusione privilegiati dellimmagine fotografica. Oggi gli sviluppi tecnici permettono alla fotografia di rivaleggiare,anche per le dimensioni, con la pittura e di invadere i musei, lo spazio intimo della pagina  stato oggetto di cure attente da parte del direttore artistico, del grafico, del fotografo, degli autori dei testi di accompagnamento, e di altri che intervengono nella realizzazione. Questo spazio  dunque diventato un luogo di creazione privilegiata. Come per il passato ho affidato a tre delegati lincarico di suscitare, orchestrare e assemblare le proposte. Pi di sessanta progetti sono stati accettati, proposti da gallerie, centri culturali o musei.&lt;br&gt;

Ricollegandosi al contesto di creazione e diffusione, la storica Anne de Mondenard ha riunito alcuni progetti mettendo in luce quelle fotografie, famose o sconosciute, che hanno dato lustro alla pagina stampata. Gabriel Bauret, autore e critico, si  interessato alle pi diverse forme di pubblicazioni fotografiche e alla loro evoluzione, il desiderio del libro ha talora superato lattrazione delle pareti dei pi importanti musei. Infine a Peter Knapp, direttore artistico di fama,  stata affidata il temibile compito di presentare un florilegio di magazines e libri particolarmente significativi per ricchezza e originalit, nei quali lunione di fotografia e testo possa offrire i migliori esempi.
&lt;br&gt;

Dalla presentazione di Henry Chapier Prsident de Paris-Audiovisuel / Maison Europenne de la Photographie
&lt;br&gt;

Dalla sua creazione, nel 1980, il Mois de la Photo ha fortemente contribuito a fare di Parigi una delle grandi capitali della fotografia. Ha luogo in novembre negli anni pari, e si avvale dellappoggio delle grandi istituzioni culturali e delle gallerie parigine.&lt;br&gt;

Nel 2004 il Mois de la Photo ha, per la prima volta, sviluppato una dimensione europea, con la prefigurazione del Mese Europeo della Fotografia, un avvenimento nato dalla volont di costruire, per la fotografia, una rete europea di scambi e collaborazione. Iniziata con Berlino e Vienna, questa rete si estende oggi a Bratislava, Mosca, Roma e Lussemburgo.
Primo progetto comune di questa organizzazione  la mostra Mutazioni, dedicata alla evoluzione tecnologica e artistica della fotografia contemporanea europea.
Una febbre enciclopedica.
Con tutta evidenza il Mois de la Photo  Paris 2006  posseduto da una tentazione enciclopedica. Dai parigini della Comune a Xavier Lambours, passando per i fotomontaggi sovietici e il mondo ebraico scomparso di Roman Vishniac, i commissari alle esposizioni hanno creato un gigantesco piano-sequenza.&lt;br&gt;

Non si tratta pi solo, come in passato, di privilegiare la scoperta di nuovi talenti, la diversit culturale e capitoli ignorati della storia della fotografia organizzando nella capitale esposizioni di alto livello, installazioni originali o proiezioni e dibattiti. Ma sono esperienze di una Biennale Internazionale che crea un dialogo permanente con altre capitali. Assistiamo oggi alla nascita concreta di unEuropa della cultura di cui la fotografia costituisce la punta di diamante.
In ogni caso questo movimento nasce in un momento in cui la nostra societ attraversa mutazioni che prefigurano quello che diventer limmagine nei prossimi anni, e il ruolo della fotografia sar centrale. Per questo la manifestazione dal titolo Mutazioni, realizzata con lapporto di sette capitali europee costituisce un avvenimento in cui ciascuno dei partecipanti mostra la sua identit culturale, il suo potenziale creativo, e cerca nello stesso tempo di rintracciare e scoprire un patrimonio di radici comuni.
&lt;br&gt;
Delle oltre sessanta mostre realizzate segnaliamo:
&lt;br&gt;
LOdysse dune icne. Trois photographies dAndr Kertsz

&lt;img src=images/imgnews1.jpg&gt;
Partendo dagli Archivi di Andr Kertsz, donati allo Stato Francese nel 1985, e conservati allamediateca dellarchitettura e del patrimonio, la mostra esplora la storia di tre immagini appartenenti al periodo parigino dellartista : Chez Mondrian (1926), Etude dune fourchette (1928) et Distorsion # 6 (1933). La storia di queste tre immagini, che fanno parte delle icone della fotografia del XX secolo, viene narrata a partire dal momento della produzione, cio dal contesto dello scatto ( il negativo,le varianti, la tiratura, i contatti originali) fino alle riproduzioni sulla stampa e sui magazine. La mostra presenta oltre alle stampe originali, le varianti che provengono dalle collezioni dallArt Institute di Chicago, dal Metropolitan Museum of Art di New York e dal Muse national dArt Moderne di Parigi.
Commissario : Anne de Mondenard, incaricata per la fotografia alla Mdiathque de larchitecture et du patrimoine.
Catalogo: ditions Actes Sud et Maison Europenne de la Photographie, con il sostegno dei : papiers Canson-Arches du groupe Arjowiggins.
Mostra realizzata in collaborazione con la Mdiathque de larchitecture et du patrimoine a partire dalla donazione Kertsz (ministre de la Culture), diffusione: Jeu de Paume.

&lt;br&gt;
Maison Europenne de la &lt;br&gt;Photographie&lt;br&gt;
www.mep-fr.org&lt;br&gt;
5/7 rue de Fourcy, 4e&lt;br&gt;
2 novembre - 31 dicembre 2006&lt;br&gt;

&lt;p&gt;
Notizia da &lt;a href=&quot;http://www.informatissimafotografia.it/art125.asp&quot;&gt;Informatissima Fotografia&lt;/a&gt;
</description></item><item><title>Martin Parr Trentacinque anni di fotografie di vita quotidiana</title><description>&lt;b&gt;Martin Parr&lt;br&gt;
Trentacinque anni di fotografie di vita quotidiana
&lt;br&gt;
14 settembre - 19 novembre 2006&lt;/b&gt;
&lt;br&gt;

Forma
Centro Internazionale di Fotografia 
piazza Tito Lucrezio Caro 1
Milano

 Martin Parr - Magnum 


Lottica attraverso cui Martin Parr (Epsom, Surrey -1952) guarda il mondo  ricca di sorprese. Colpisce a prima vista per il modo affettuoso con cui investiga il Kitsch della provincia inglese, gli arredamenti della classe medio-bassa, gli usi e i costumi, i riti sociali delle classi medie. Ci si rende presto conto che lestensione che hanno assunto le sue ricerche a partire dagli anni Settanta fino ad oggi supera di molto un acuto senso dello humor e una capacit di cogliere con prontezza situazioni curiose; e sfiora invece la prospettiva 
sociologica, si muove con la metodicit dellindagine sulla vita e sui costumi in certi anni e in certi luoghi ben definiti.
In questo quadro, che sembra prendere di mira soprattutto gli ambienti e gli arredi, i personaggi - e quindi 
anche lindagine psicologica - non passano in secondo piano, ma vengono ritratti con grande immediatezza ed efficiacia: anche se limpressione  che si tratti, pi che di una psicologia individuale, di una psicologia di gruppo, in cui lunit pi piccola  rappresentata dalla coppia. Anche se le coppie che figurano spesso nel lavoro di Parr sono soprattutto quelle mal assortite, che non comunicano fra loro o per mancanza di cose da dire o perch separate da un incolmabile gap: generazionale, culturale, e solo eccezionalmente sociale o 
razziale. Un esempio principe, al di l dei coniugi annoiati, pu essere quello della fotografia della mamma borghese con la figlia punk, o di quella che mostra (sempre in una coppia madre-figlia) semplicemente una 
diversa interpretazione generazionale degli stessi modelli culturali medio-borghesi. Evidentemente Parr  
colpito - e cerca di catturare - proprio le dinamiche che si instaurano allinterno dei gruppi sociali - di cui quelli 
familiari rappresentano lo stadio geneticamente pi antico, il nucleo originario, lark. 
Martin Parr sembra anche considerare con attenzione lidea che non sia necessario fotografare cose eccezionali per conseguire risultati eccezionali, ma che cercando con attenzione allinterno di quello che si potrebbe definire lordinario si trovano situazioni paradossali o comunque degne di nota.
Nella grande installazione centrale della mostra milanese da Forma, Parr presenta unintera parete di fotocopie 
di immagini a colori (tratte dalla serie Common Sense, 1997-98), come a sottolineare una voluta mediet di 
queste immagini, di cui non interessa la qualit di stampa, se i colori siano falsati o meno, ma soprattutto 
quello che viene mostrato - che  spesso caratterizzato da un colore, ma da un colore gi falso, gi 
fotocopia, che la fotocopia non tradisce ma, se vogliamo, interpreta al suo meglio. Queste fotocopie dellorrore contemporaneo, degli zuccherosi, marci e affascinanti detriti del mondo occidentale, come scrive 
Val Williams, sono una specie di canto funebre della cultura popolare che soccombe alla logica massificata del 
mercato e del consumismo - visti non solo nel loro aspetto economico ma soprattutto in quello culturale. 
Infatti il consumismo come lo dipinge Parr non  soltanto un comportamento sociale, uno stile di vita, ma 
anche una logica simbolica, una sorta di seconda pelle del mondo attuale, unapparenza che si sostituisce poco a poco al reale, e finisce per fare tuttuno con questultimo. Il look degli oggetti pi semplici e quotidiani: 
dalle pantofole di peluche, al cibo preconfezionato, al colore delle unghie e dei capelli, ai fiori veri e finti, alle scritte e alle griffe che coprono ogni superficie utile si insinua, insomma, nelle pieghe del vivere cui si presta meno attenzione cosciente, finisce per occupare, capillarmente, ogni spazio disponibile, cambiando pian piano 
la natura degli oggetti e, soprattutto, la nostra.
Questo lavoro relativamente recente porta a compimento un itinerario coerente iniziato con le installazioni 
degli anni Settanta, che mimavano perfettamente quegli interni delle classi medio-basse che Parr aveva gi 
iniziato a fotografare in quellepoca. Con Home sweet home (1974), Parr fa solo apparentemente una ricerca 
sul Kitsch, scegliendo con cura tappezzerie, poltrone, lampade, addirittura le cornicette delle foto alle pareti, fino a toccare un massimo di acribia ricostruttiva spruzzando del profumo bon march nellambiente. In realt 
il soggetto reale di queste installazioni  concettualmente, una sorta di saturazione che si ottiene sommando le immagini di un certo mondo con il suo particolare immaginario, agli oggetti stessi che lo rappresentano in una sorta di grande tautologia tridimensionale. Non  quindi una operazione sul gusto, ma sulla fotografia e sulla sua capacit di rappresentare il reale in un mondo in cui il reale e la sua immagine si confondono sempre di pi fra loro. Come mostrano esemplarmente quelle fotografie di un gusto cartolina che rappresentano gli interni con una TV accesa che mostra a sua volta immagini della Regina in una trasmissione sulla famiglia reale. Limmagine con il titolo della trasmissione ha ad esempio uno sfondo che coincide perfettamente con le 
piantine appoggiate al televisore, con le tendine e la tappezzeria che la circondano. Il cerchio sembra qui chiudersi, mostrando come un certo mondo e la sua immagine coincidano perfettamente, pur lasciando la sensazione che da qualche parte si nasconda un perfido inganno.

</description></item><item><title>FotoGrafia - Cinema</title><description>Sandro Becchetti, Gianfranco Salis, Tazio Secchiaroli, Angelo R. Turetta.
Quattro autori dentro e fuori i set
A cura di Marco Delogu e prodotta da Zoneattive
&lt;p&gt;
Roma. Nel turbinio che coinvolge Roma nei giorni della Festa del Cinema -al suo debutto internazionale- le luci della ribalta si accendono anche su quattro grandi interpreti del mondo del cinema. Negli scatti di Tazio Secchiaroli (Roma 1925-1998), Sandro Becchetti (Roma 1935), Gianfranco Salis (Roma) e Angelo Turetta (Ancona 1955) cogliamo la magia dello spettacolo, lintensit di uno sguardo, ma anche la spontaneit dellattimo.
Lomaggio al cinema -in tutte le sue sfumature-  iniziato nella capitale fin dallo scorso settembre con una serie di mostre fotografiche, tra cui Facce da cinema (immagini dello Studio Luxardo esposte nellambito del Festival di Palazzo Venezia); Nel nome del Padre, della Figlia e dello Spirito Santo (dedicata a Roberto Rossellini attraverso i ricordi della figlia Isabella - Auditorium Arte fino al 29 ottobre); Pasquale De Antonis e il cinema (Monserrato Arte 900 fino al 13 novembre); Exclusive. I volti del cinema by Ron Galella (Shenker Culture Club fino al 2 dicembre).
Sandro Becchetti, Gianfranco Salis, Tazio Secchiaroli, Angelo R. Turetta. Quattro autori dentro e fuori i set (curata da Marco Delogu) ha luogo, invece, negli ambienti della Project Room, candidata ad essere sede della Casa della Fotografia, proprio a due passi dallAuditorium-Parco della Musica, cuore della Festa del Cinema. 
Cinquanta fotografie sono allineate alle pareti, frame di un discorso che inizia negli anni Sessanta con i memorabili scatti di Tazio Secchiaroli (paparazzo doc, a lui si sarebbe ispirato Fellini per la figura del personaggio interpretato da Marcello Mastroianni nel film cult La Dolce Vita) per continuare fino ad oggi con le inquadrature di Turetta, vincitore del World Press Photo 2001 e di altri premi prestigiosi come fotografo di scena su vari set tra cui La meglio giovent di Marco Tullio Giordana e Lultimo bacio di Gabriele Muccino. Nel 1984 Angelo Turetta ha ritratto in pose disinvolte Pedro Almodovar sulla spiaggia di Rimini e Wim Wenders in un interno romano costruito dallincrocio delle mattonelle sul pavimento e dalla carta da parati. Usa il bianco e nero anche per rafforzare la drammaticit di temi sociali di cui  testimone, come quello scatto nella cella disolamento dellospedale psichiatrico di Aversa, al Laurentino 38, oppure a Villa Literno, nel ghetto degli emigrati senegalesi. Non  casuale che queste fotografie facciano parte di una sequenza che sconfina tra realt e finzione cinematografica. Anche nelle foto di scena di uno dei pi bei film del momento, Nuovomondo (Emanuele Crialese, 2005), lobiettivo di Turetta insegue il sogno degli emigrati siciliani persino quando fanno il bagno nel latte insieme alla bella protagonista (lattrice inglese Charlotte Gainsbourg), nella piscina di Cinecitt. 
Esemplari unici e originali quei ritratti di Gianfranco Salis, allievo di Tazio Secchiaroli, realizzati tra gli anni 70 e 80. Fotografo sui set di film prevalentemente italiani, dal 1979 Salis ha una collaborazione stretta con Tinto Brass ( stato fotografo di scena di vari suoi film tra cui Monella e Senso 45). I suoi ritratti esposti alla Project Room sono primi piani colorati a mano in cui le attrici appaiono come dee ieratiche e senza tempo. Fondo color rubino per il profilo perfetto di Margaux Hemingway, violetto per Laura Morante, verde per Liv Ullmann, lilla per Catherine Deneuve, zafferano per Claudia Cardinale, viola per Sophia Loren
Della Loren, diva italica per eccellenza, sono parecchi gli scatti in mostra, naturalmente firmati Tazio Secchiaroli, suo fotografo ufficiale e caro amico di vecchia data:  tutta sola nelle inquadrature sul set di I girasoli (Vittorio De Sica, 1970);  con Mastroianni nella sequenza vintage di Una giornata particolare (Ettore Scola, 1977). Di Secchiaroli sono esposti anche alcuni scatti inconsueti come quelli di David Hemmings e Michelangelo Antonioni a Londra, durante le riprese di Blow up (1966) oppure di Fellini in versione domatore mentre girava 8 1/2 (1962), le cui prove di stampa su carta colorata sono una vera e propria rarit.
Pier Paolo Pasolini, Alfred Hitchcock, Ugo Tognazzi, Maurizio Arena, Cesare Zavattini, Anita Ekberg tutti personaggi fotografati da Sandro Becchetti, per oltre trentanni collaboratore del quotidiano Il Messaggero e di altre testata come LEspresso, Life, France Press (imminente la mostra romana Sandro Becchetti. Il cinema: il migliore dei mondi possibili, a cura di Marco Delogu, Cinecittdue Arte Contemporanea - dal 28 ottobre 2006 al 14 gennaio 2007). Tra le sue fotografie anche un bel ritratto anni 70 dellattrice svedese Ingrid Thulin. Mi mandarono a fotografare la Thulin insieme a Virgilio Crocco - ricorda Becchetti - Quando arrivammo da lei rimanemmo sconvolti, era proprio una pazza. Nel suo appartamento, a Roma, cerano un centinaia di scarpe sparse ovunque, persino sugli scaffali al posto dei libri. E in bagno, nella vasca da bagno, galleggiavano un numero straordinario di arance che le aveva mandato un suo ammiratore, un barone siciliano. Cominciammo a parlare finch ad un certo punto ci tolse il microfono, dicendo che lintervista lavrebbe fatta lei a noi. Chi siete? Che fate? Quale  la vostra vita? Fin che io e Virgilio passammo due giorni a cercare di inventarci unintervista che in realt non cera mai stata.

Info:
14-31 ottobre 2006
Sandro Becchetti, Gianfranco Salis, Tazio Secchiaroli, Angelo R. Turetta.
Quattro autori dentro e fuori i set
a cura di Marco Delogu
Project Room - Villa Glori
via Argentina, 10 - Roma
ingresso libero
&lt;a href=&quot;http://www.fotografiafestival.it/cinema&quot;&gt;www.fotografiafestival.it&lt;/a&gt;








</description></item><item><title>13 NOORDERLICHT INTERNATIONAL PHOTOFESTIVAL 10 settembre 29 ottobre 2006</title><description>&lt;b&gt;13 NOORDERLICHT INTERNATIONAL PHOTOFESTIVAL
10 settembre 29 ottobre 2006&lt;/b&gt;&lt;p&gt;
Another Asia (India, Thailandia, Cambogia, Laos, Indonesia, Filippine)
64 fotografi da 21 paesi mostrano un continente in ascesa.&lt;p&gt;
Il Festival di Noorderlicht si svolge ogni due anni in Olanda.
Il titolo delledizione 2006  Another Asia, ed  dedicata alla fotografia dellAsia meridionale e del sud-est asiatico. Queste zone sono oggi in primo piano e stanno diventando rapidamente le vere protagoniste della scena mondiale. La crescita economica di questa vasta area sta mettendo in ombra leconomia europea e americana, e le nuove capitali asiatiche stanno giocando un ruolo sempre pi importante nello sviluppo delleconomia del moderno Oriente. Questo grande successo economico causa tuttavia una sorta di forte frizione tra le strutture sociali moderne e quelle tradizionali, ed i lunghi ed annosi contrasti nei domini economico, morale, religioso e sociale stanno diventando sempre pi acuti. Questi contrasti hanno un impatto devastante su molti aspetti della vita di ogni giorno, e sono presenti e documentati nella straordinaria evoluzione che la fotografia sta vivendo in quei paesi.
Quando si parla di Asia si pensa di solito a paesi come la Cina, la Corea del Sud e il Giappone. Another Asia offre invece per la prima volta uno sguardo globale sulla realt di unaltra Asia appunto, e cio di paesi come lIndia, la Thailandia, la Cambogia, il Laos, lIndonesia, le Filippine ed altri ancora, con pi di 700 fotografie che vanno dal ritratto al paesaggio, dallimmagine poetica a quella documentaristica. Si tratta di immagini che rappresentano queste realt dallinterno: esse raccontano la storia di questo grande successo economico -ma anche gli aspetti che questo successo tende a mettere in ombra.
Come nel caso di Nazar, la sconvolgente mostra del 2004 sulla fotografia dei paesi arabi, anche Another Asia forma un trittico:
Attraverso occhi orientali (fotografie del sud e sud-est asiatico che tracciano un ritratto della propria societ)
Attraverso occhi occidentali (fotografi occidentali guardano alle nuova fisionomia di questi paesi e ci offrono unimmagine variegata dellaltra Asia)
Guardando al passato (immagini storiche fanno rivivere la storia di questi paesi).

</description></item><item><title>PhotoandPhoto.com the Leading Online photos management!</title><description>Photoandphoto.com New Portal Database Images Gallery for Professional Photographers!

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</description></item><item><title>Foto&amp;Photo</title><description>Nove le mostre da visitare alla IV edizione di Foto&amp;Photo, curata da Enrica Vigan. 
&lt;img src=&quot;images/pic2.jpg&quot; width=&quot;120&quot; height=&quot;80&quot;&gt;
&lt;br&gt;&lt;p&gt;Ed van der Elsken racconta i rapporti tra fotografia e opere cinematografiche poco note attraverso gli scatti di tutta una vita, Alberto Garcia Alix ci trasporta in un viaggio nella movida spagnola degli ultimi trent&#039;anni, Eric Klemm mostra come la natura prenda il sopravvento sugli oggetti e, ancora, fotografie di Emmanuel Mathez, Hans van der Meer, Mimmo Jodice, Pierpaolo Mittica, Katharina Mouratidi. Infine scatti rubati dai film interpretati da Alberto Sordi. La manifestazione  accompagnata da numerose attivit parallele, quali incontri, convegni e il Festival Off, che presenter i giovani emergenti del corso del FotoFest di Houston.
Foto  Alberto Garcia Alix - the model,1988.

</description></item><item><title>In the Face of History. European Photographers in the 20th Century</title><description>Riuniti i lavori dei pi grandi fotografi del ventesimo secolo,  stata realizzata In the Face of History, la maggiore esposizione che traccia la storia della fotografia europea dal 1910 ad oggi. Composta da numerosi ritratti, paesaggi, scene di strada, still life, tutte fotografie definite documentari soggettivi per l&#039;intensa intimit tra l&#039;artista e il suo soggetto. Dalla decadente Parigi del 1930 ad Amsterdam del 1960, momenti della storia catturati dai fotografi immersi nel mondo da loro ritratto; le immagini sono sia delle icone come quelle di Robert Doisneau o Brassai, che lavori mai visti prima in Gran Bretagna, realizzati da fotografi sconosciuti, per un totale di 22 artisti in mostra.
</description></item><item><title>Il Mese Europeo della Fotografia</title><description>Il Mese Europeo della Fotografia nasce da una idea della Maison de la Photographie di Parigi. Un progetto - biennale - che coinvolge ad oggi 7 citt: Parigi, Vienna, Berlino, Lussemburgo, Mosca, Roma e Bratislava intorno ad un tema comune dal titolo Mutazioni. L&#039;obiettivo del progetto  il confronto a livello europeo dell&#039;organizzazione delle iniziative legate alla fotografia, la promozione e il riconoscimento internazionale degli artisti coinvolti, l&#039;integrazione dei circuiti museali internazionali e l&#039;espansione del mercato dell&#039;arte. 

La prima mostra collettiva, Mutazioni I, verr presentata in prima assoluta a Parigi il prossimo 30 ottobre nel contesto del Mois de la Photo per poi proseguire a novembre e dicembre a Berlino, Vienna e Lussemburgo e completare il suo viaggio nei Festival di Roma e Mosca nella primavera del 2007. I 7 artisti selezionati sono emersi da una preselezione da parte dei 7 direttori artistici dei festival coinvolti, ed elaborata in base a una rosa di cinque proposte di ogni citt. 
E&#039; stato prodotto un catalogo bilingue (Inglese-Francese) all&#039;interno del quale tutti e 35 gli artisti proposti verranno ospitati, con maggiore rilevanza per gli artisti selezionati per la mostra. Gli artisti proposti da FotoGrafia Festival Internazionale di Roma sono: Luca CAMPIGOTTO, Eva FRAPICCINI, Paolo VENTURA, Mauro D&#039;AGATI, Tancredi MANGANO.

Il progetto  promosso e prodotto, in collaborazione con Alcatel, dal Comune di Parigi e la Maison Europenne de la Photographie, dal Comune di Berlino, dal Comune di Vienna e Vladimir&amp;Estragon, dal Comune di Bratislava, dal Comune di Lussemburgo e Caf Crme, dal Comune di Mosca e la Moscow House of Photography, dal Comune di Roma e Zoneattive. 
&lt;br&gt;&lt;p&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.europeanmonthofphotography.eu&quot; target=&quot;new&quot;&gt;europeanmonthofphotography.eu&lt;/a&gt;

</description></item><item><title>Nuovo notizia</title><description>testo nuova notizia...
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